Il termine yazidi, definito principalmente come yezidi (arabo yazīdiyya) indica la religone islamica peculiare di un gruppo tribale curdo. Spesso si utilizzano anche altri appellativi come Dasni, Dasin, Daseni, perché forse riferiti ad un'antica circoscrizione diocesana dei nestoriani.

Sono definiti dagli avversari come “adoratori del diavolo", mentre i persiani e i turchi sono soliti chiamarli “spegnitori delle lampade” riferendosi all'uso di spegnere le lampade, nella grande festa della setta, per darsi all'orgia sessuale.

La difficile interpretazione della religione sincretica dei yazidi

Non si conoscono le origini della religione dei yazidi, ma sono confluenti in alcune grandi religione dell'Oriente. Si tratta di un ibrido culturale sincretico che approda le sue fondamenta nelle derivazioni islamiche, in particolare l'elemento settario dei drusi islamiti e del sufismo. Non sono esclusi molti elementi del cattolicesimo, come il nestorianesimo e il giudaismo medioevali, presente nei divieti alimentari, nel battesimo, l'agape eucaristica, la visita resa alle chiese cristiane orientali e il permesso di bere il vino. I yazidi osservano la circoncisione, il digiuno, un particolare tipo di pellegrinaggio, la lingua e la scrittura araba in molte occasioni culturali.

Accettano dalle sette islamiche esoteriche la distinzione di un contenuto segreto della dottrina, come ad esempio il Libro Nero (dove ci sono elementi che spiegano l'origine della creazione) le tecniche sufiche dell'estasi, la venerazione per un certo numero di santi e di sceicchi musulmani. Non secondari sono alcuni elementi di chiara origine iranica che consentono di stabilire un rapporto tra il gruppo yazida e lo Zoroastrismo. Il nome è connesso a Īzed: angeli e divinità che corrispondono all'antica religione iranica. Per loro è importante nel ritualismo della setta il Culto del Fuoco (Adar) riconosciuto come capo degli ized terrestri che è Zoroastro. Dai Sabei hanno ereditato la credenza della trasmigrazione delle anime, mentre notevoli motivi sciamanici sono segnalati nella loro cultura, come le danze, le tecniche di estasi, i riti di seppellimento e l'interpretazione dei sogni.

L'elemento base è costituito da credenze iranico-zoroastriane dove si innesta l'islamismo settario, sufico, contaminandosi a sua volta con credenze cristiane ed ebraiche e non obliterano del tutto un antico fondo sciamanico e naturalistico. Questo è ciò che rende molto complesso lo studio e l'analisi della religione yezida e la comprensione dei fenomeni culturali che la sottendono.

(Alfonso Maria Di Nola)

Le origini mitiche e la condanna da parte degli islamici…

La religione yazida parte dal monoteismo che supera il dualismo mitologico della perenne lotta tra il Bene ed il Male. Il conflitto eterno viene risolto quando l'angelo disobbediente a Dio, che viene identificato con il simbolo del pavone (vanità) definito come Malak Tāūs (l'angelo decaduto) si ribella a Dio e per questo viene scaraventato sulla Terra, ma con le sue lacrime di pentimento che hanno riempito sette giare in settemila anni, è riuscito a distruggere il male e a fare la volontà di Dio. Ecco perché non vi è Inferno per gli yazidi e non vi è male. Risulta facile l'associazione alla religione cristiana per quanto riguarda la figura di Satana e il corrispettivo della religione musulmana rappresentato dalla figura di Iblīs.

In particolare: Nel Corano, il mito viene descritto partendo dalla figura del Pavone, che avrebbe fatto da intermediario con il Serpente da inviare al Diavolo per far entrare Iblīs nel Paradiso. Dopo il peccato (che nell'esegesi coranica è di natura sessuale) Iddio scaraventò i responsabili sopra la Terra. Precisamente il Serpente sopra Esfahan (Isfahan, città dell'Iran centrale) il Pavone sopra Kabul (capitale dell'Afghanistan) Satana sopra Ararat (il monte più alto della Turchia, nella zona orientale) e Adamo nell'Isola di Celyon (Sri Lanka).

L'interpretazione musulmana e la condanna dell' Isis

L'interpretazione musulmana ritiene che una volta riscattato l'angelo caduto dalla sua carica negativa e malefica e nell'averlo sollevato alla funzione di Dio, automaticamente si diventa adoratori del diavolo. Si tratta di un'accusa tendenziosa degli eresiologi musulmani e cristiani, perché il Dio dei yazidi nulla ha di satanico, ed anzi la setta esclude l'esistenza del demonio e del male cosmico. Si ritengono infatti adoratori degli angeli, in particolare sono sette, che vengono identificati con il numero dei giorni della settimana. La cosmogonia e il mito della caduta e del peccato sono rielaborate dai yazidi su fonti musulmane e cristiane, ma anche fonti primitive e sciamaniche. Questa stessa interpretazione che associa i yazidi agli adoratori del diavolo è fortemente strumentalizzata dai militanti dell' Isis che vedono in loro proprio l'incarnazione del male, in quanto sono attori di una società mista con una religione sincretica. Di conseguenza, essendo definiti come infedeli e peccatori, con l'animo contaminato perché dediti a rituali considerati satanici, e le loro donne viste come prostitute del diavolo, si sentono autorizzati a trattarle come merce di scambio, per renderle schiave sessuali.

Molte donne yazide affollano i bordelli dell' Isis, strettamente controllate dalle militanti del Califfato, la squadriglia Hesba della polizia morale. Le yazide sono considerate bestie, su di loro è possibile effettuare qualsiasi vessazione e violenza. Molte di loro sono giovanissime, rubate alle loro famiglie o altre vendute tra i diversi miliziani. Le ragazze più richieste sono quelle che godono di buona salute, con dentatura regolare e occhi verdi. Se sono vergini rappresentano un “piatto prelibato” da donare solo ai combattenti valorosi, per poi essere distribuite a turno ai vari combattenti.

Sono angeli che combattono ogni giorno le pene più calde dell'Inferno…

Sono donne che vengono costantemente violentate nei campi di concentramento dello Stato Islamico, in alcuni casi anche trenta violenze al giorno. I loro corpi sono stremati, i loro genitali torturati. Sono costrette a rimanere nude, perché qualsiasi indumento potrebbe essere usato per creare una corda e togliersi la vita. Molte sono drogate per ridurre le resistenze fisiche, tante altre sono seviziate e sodomizzate. Spesso i militanti dell' Isis usano i video girati durante gli stupri di massa per venderli al mercato nero della pornografia. La violenza su queste donne è inarrestabile e sicuramente il motivo principale è da ascrivere alla società fortemente maschilista che caratterizza lo Stato Islamico e la spietata follia che li sovrasta.

Le ragazze yazide oltre ad essere curde e quindi viste come nemiche, sono soprattutto considerate “infedeli” perché definite amanti delle orge (sbagliata interpretazione della loro cultura e ovviamente un pretesto per violentarle) e quindi è lecito punirle, perfino ammazzarle, se si ribellano. Anche se la morte, queste ragazze, se la auspicano fortemente, poiché non c'è scampo per loro. Questo è ciò che accade tra le mura segrete del Califfato. Ogni giorno, ad ogni ora, a pochi passi da noi.

Fonti: Alfonso Maria Di Nola, Enciclopedia delle Religioni, Vallecchi (Vol.6)
Simone Di Meo e Giuseppe Iannini, Soldatessa del Califfato, Imprimatur, 2015.8