davide panero

Mi chiamo Davide, ho 26 anni e sono un giovane imprenditore di Torino. Le scrivo per raccontarle la mia storia.

Da circa un anno ho intrapreso la strada imprenditoriale, una scelta dettata dalla mancanza di reali opportunità e dopo una serie di impieghi estremamente precari. Grazie ad un'offerta ricevuta da un'azienda che riforniva il mio ex titolare decido quindi di aprire una mia attività dedicata alla rivendita di prodotti per estetiste e alla formazione professionale.

Dopo aver fatto fare un'attenta valutazione economica del progetto, accetto l'offerta e avvio le pratiche di apertura della partita iva e chiedo un finanziamento. Questo prestito però tarda ad arrivare creandomi a cascata una serie di problematiche. Non riesco ad aprire nei tempi previsti e mi trovo a dover affrontare molte più spese di quelle inizialmente preventivate. Mi attivo per la ricerca di nuovi fondi rivolgendomi a chiunque e non trovando una soluzione, decido di coinvolgere anche la Regione Piemonte e il Comune di Torino. C'è chi mi ha offerto un sostegno morale, chi un'aiuto concreto. Di fatto però non accade nulla, in poco tempo ho visto sparire tutti. Nessuno sembra essere disponibile per erogare un credito anche di fronte ad un buon piano imprenditoriale, ben più concreto di tante start-up innovative che risultano poi essere un flop e che godono di benefici esclusivi. La mia colpa? Essere giovane, non avere forti garanzie da offrire e soprattutto un'errata segnalazione come cattivo pagatore.

Ho deciso di scriverle proprio perché vorrei diffondere le difficoltà di chi decide di intraprendere questo percorso. Non esistono reali strumenti, finanziamenti, incentivi o supporto a sostegno dei piccoli imprenditori. A mie spese ho scoperto che quanto viene tanto decantato dai nostri politici in realtà sono incentivi di facciata. Noi giovani ci troviamo davanti ad una scelta da fare: rimanere e accettare quello che viene o andare in cerca di opportunità migliori all'estero. E di quest'ultima opportunità tutti ne parlano, della prima un po' meno. Non si sente mai parlare di quali siano queste difficoltà, delle esperienze di chi li ha vissute, dei problemi affrontati. Omertà assoluta.

Ad un anno dall'inizio di quest'avventura ammetto che il mio piccolo sogno imprenditoriale si è trasformato in un incubo. Ho perso la casa in cui vivevo a seguito di uno sfratto e ho continuato a pagare l'affitto del negozio finché ho potuto, ora rischio di perdere anche quello e gli investimenti fatti. Ho perso la mia indipendenza economica, la mia dignità. Per far fronte alla mia situazione, affrontare le spese imminenti e poter trovare una soluzione abitativa ho avviato una campagna di crowdfunding. Non spero di risolvere del tutto la mia situazione in questo modo anche perché non sta funzionando, non cerco soldi facili come spesso mi sono sentito dire, bensì spero però di tamponare in attesa di trovare una soluzione definitiva.

Quello che vorrei è quindi porre l'attenzione su quanto ci sia di collettivo davanti al mio, quasi, fallimento. Perché questa omertà, "è una cosa che sanno tutti" come spesso mi sento dire, sta uccidendo le piccole imprese in quanto nessuno fa nulla. In sette anni le baby imprese sono diminuite del 19%, di queste 2 su 5 chiudono entro i primi anni, il 24% dei commercianti chiuderanno l'anno con un bilancio negativo, il 20% degli esercizi intende diminuire il personale, il 51% delle attività rinuncia agli investimenti e di questi il 35% vorrebbe investire ma non ha la liquidità necessaria per farlo. Dati alla portata di tutti, pericolosi per il futuro e per noi giovani, ma a cui pochi si interessano.

Questo il link della campagna di crowfunding: https://www.gofundme.com/f/volevo-solo-fare-limprenditore