Credo che in un periodo culturalmente complesso come questo che stiamo vivendo, il cinema sociale debba essere riscoperto e riproposto con forza.

Proprio per i temi che vengono trattati e per il modo in cui vengono espressi a livello artistico, sono più attuali che mai, anche se possono apparire anacronistici.  Il tema sociale, infatti, abbraccia tutta la popolazione e parlare di sociale è trasversale a tutte le fasce d’età.

In questo contesto, la Settima Arte diventa uno degli strumenti attraverso il quale affrontare e allargare il dibattito su temi che coinvolgono la vita quotidiana delle persone.

Il "Social World Film Festival"  la Mostra Internazionale del Cinema Sociale di Vico Equense, nella splendida cornice della Costiera Sorrentina, è nato con questa "mission", investire proprio nel cinema "del reale", far crescere questo aspetto della settima arte, credendo nelle potenzialità di questi elaborati e diffondendoli, espandendoli, distribuendoli con tutti i mezzi che questo millennio ipertecnologico ci offre.

E questo festival, nato come manifestazione per giovani, di giovani, ha visto, in questa edizione numero otto, una autentica trasformazione. E per gli addetti ai lavori (beh, per me si è trattato della sesta partecipazione con penna, taccuino e microfono!) questa nuova visione del festival si è fortemente percepita.

Una minor spettacolarizzazione fatta di decine e decine di personaggi da red carpet ed una maggior focalizzazione su quello che è realmente la natura di un festival: la visione e valutazione di decine di pellicole a contenuto sociale.

E quest'anno parliamo di seicento opere da tutto il mondo tra lungometraggi, documentari e cortometraggi, 100 anteprime, 6mila minuti di proiezioni, oltre 500 attori, autori, registi in concorso e poi concerti, mostre, masterclass, workshop, seminari.

Il festival di Vico Equense, diretto dal giovanissimo e sempre più capace Giuseppe Alessio Nuzzo ci ha consentito di aprire una nuova riflessione profonda su alcune tematiche e sul cambiamento della società. Dobbiamo comprendere che scrivere, raccontare, filmare il sociale non è un costo, ma un arricchimento per la comunità e il cinema ha la forza per comunicare esperienze sociali importanti che non hanno avuto e non hanno voce, e d’altra parte chi fa cinema a tutti i livelli ha bisogno del rapporto con il sociale per ripensare il proprio lavoro, aprire nuove prospettive e guardare alla realtà da un punto di vista diverso.

La Mostra Internazionale del Cinema Sociale, che annovera Claudia Cardinale come presidente onorario, ha visto quest'anno premiati alla carriera due miti del cinema italiano come Stefania Sandrelli e Michele Placido, che hanno apposto la loro firma in argilla per il monumento “The Wall of Fame” sito nel centro storico della città.

Si tratta di due "divi" che hanno cavalcato la storia del cinema nostrano raccontando anche loro, avanti e dietro la telecamera, il "sociale".

Penso al Placido regista di "7 minuti", che racconta della questione dei diritti sul luogo di lavoro, e all'ultima Sandrelli, madre e nonna alla guida temeraria di una famiglia disfunzionale, che affronta ancora una volta insoddisfazioni, bugie e beghe interne che ne logora e consuma i rapporti, secondo quanto pensato e diretto da Muccino (il successo di stagione di "A casa tutti bene").

Famiglia e lavoro … sociale e reale.

Abbiamo dunque bisogno del Social World Film Festival. Abbiamo bisogno di una vetrina di film di impegno civile. Ai cineasti italiani dovrebbe ritornare quella voglia di confrontarsi con i giovani e chiedersi in sostanza quale futuro si prospetta per loro.

Ecco allora che tornare ad occuparsi delle tematiche del lavoro, della famiglia, dell'integrazione, all'interno della grande narrazione cinematografica, a mio modo di vedere, risulta interessante soprattutto perché ci rimette di fronte alla responsabilità di ripensare, in maniera fattiva e se vogliamo, sopratutto, politica, a quello che è il destino delle giovani generazioni.

La responsabilità dovrebbe essere quella di riuscire a garantire ai giovani un futuro che sia in qualche modo, degno di essere vissuto. Il Social lavora su questo. 

Con successo sempre più crescente. E questo fa bene a tutto il movimento cinematografico italiano.