Arturo Borrelli è stato ricevuto in Vaticano assieme al suo avvocato Carlo Grezio per discutere di come il suo caso è all'attenzione delle autorità della Santa Sede. La settimana scorsa, Arturo -che da dieci anni denuncia di essere stato da adolescente molestato sessualmente dal parroco di Ponticelli, quartiere popolare di Napoli- si era ammanettato nei pressi di uno degli ingressi di Città del Vaticano. Un gesto estremo di protesta contro la scarsa attenzione che l'uomo imputava alla Chiesa nel trattare la sua vicenda.

Arturo Borrelli dice di essere stato rassicurato e che presto avrà giustizia, mentre il legale Carlo Grezio si è intrattenuto con due ufficiali della Congregazione per la Dottrina della Fede, i quali hanno assicurato che il parroco -che da qualche anno era stato trasferito presso una diocesi del nord Italia- non è più a contatto con dei bambini e che il procedimento canonico sta andando avanti: "Noi vogliamo che il sacerdote venga ridotto allo stato laicale e sia spretato" ha dichiarato Grezio a margine del colloquio durato un paio di ore.

Arturo Borrelli porta avanti le sue denunce da circa dieci anni, ha anche perso il suo lavoro di guardia giurata dopo che una lettera della Curia di Napoli aveva avvisato i suoi datori di lavoro del suo precario stato di salute mentale. Secondo i racconti di Arturo, quando era poco più che adolescente il parroco di Ponticelli, che insegnava religione nella sua scuola, lo aveva invitato a casa sua in più occasioni. In quei pomeriggi avrebbe abusato sessualmente di lui, comprando il suo silenzio con regali come uno scooter e con la propria autorità di religioso.

Arturo non è l'unica vittima che denuncia di aver subito molestie da parte del sacerdote: "Ad oggi abbiamo individuato circa 30 persone pronte a dichiarare di essere state abusate da quel parroco" afferma l'avvocato Grezio.

Una settimana fa, Arturo si era ammanettato presso l'ingresso di Porta Sant'Anna al Vaticano ed era stato portato in commissariato e denunciato per procurato allarme dalle forze dell'ordine. Oggi, l'uomo fa un appello: "Chiedo al ministro della Giustizia di rivedere i termini della prescrizione per questi reati perché gli abusi sessuali vengono spesso denunciati dopo molti anni, quando ormai è impossibile condannare i colpevoli".