"Luis vattene da Roma, se liberato er posto ar Barcellona" recitava uno striscione goliardico esposto da qualche tifoso giallorosso all'Olimpico. L'allenatore di Gijon sorride e, dopo la breve parentesi con il Celta Vigo, se la prende sul serio la panchina del Barcellona. E fa triplete.

"Sì, ma con Messi, Suarez e Neymar il Barcellona lo alleno anch'io" è il commento dei tanti denigratori dell'asturiano. Che poi, a dire il vero, sono gli stessi che quando i blancos di Ancelotti inanellarono una straordinaria serie di vittorie consecutive si lasciarono andare ad un "il Real lo alleno anch'io".

Italia, patria di artisti e commissari tecnici, si sa. E nel paese degli allenatori, gli allenatori non hanno meriti. Solo demeriti. Se vincono tre titoli consecutivi è merito della squadra, se perdono è colpa loro. Solo colpa loro.

Grazie alla straordinaria rivincita di Luis Enrique sorride anche Rafa Benitez, anche se adesso è l'allenatore della principale rivale della squadra blaugrana. Sorride Rafa perché il suo percorso tra Italia e Spagna è veramente molto simile a quello del collega alla guida dei catalani. Denigrato in Italia, nonostante gli ottimi risultati conseguiti al Napoli (tenendo conto di diversi fattori), l'ex allenatore degli azzurri si appresta a vivere una straordinaria avventura al Bernabeu.

Ma caro Rafa, ti avviso. Se vincerai qualcosa, sarà merito della BBC (Bale, Benzema, Cristiano Ronaldo). Se perderai, sarà solo colpa tua. Perché in Italia funziona così.