Victoria's secret

Il marchio Victoria's Secret non è nuovo agli scandali. Poco prima dell'ultima sfilata del famoso brand di biancheria intima mandato in onda il 29 Novembre dalla CBS (che come ogni anno si è rivelato un vero e proprio spettacolo con tanto di performance live dei Maroon 5, Kanye West e Niky Minaj) una delle modelle, gli Angels, Adriana Lima ha confessato di seguire una rigidissima dieta di soli liquidi durante la settimana precedente il fashion show. Per niente un bell'esempio.

Questa volta la notizia non riguarda una delle modelle ma la casa di moda tutta e ne va della sua reputazione. Un'indagine svolta dal sito americano Bloomberg ha dimostrato che molto del "cotone organico" utilizzato nei loro capi è in realtà per la maggior parte frutto del lavoro di aziende che sfruttano il lavoro minorile in Africa.

Coloro che credono che col denaro si possa fare ogni cosa, sono indubbiamente disposti a fare ogni cosa per il denaro.

Edme-Pierre Beauchene

Il report segue la terribile storia di una bambina di 13 anni, Clarisse Kambire, che lavora in una fabbrica a Burkina Faso e, come molti altri bambini, lo fa in condizioni disumane, un vero e proprio sfruttamento: picchiata e minacciata dal proprietario dell'azienda, Clarisse viene svegliata ogni mattina da urla e ordini per la creazione di stampe e tessuti che verranno poi assemblati nei completini e nei capi della casa di moda americana.

C'è da dire che molte sono state le bugie da parte di Victoria's Secret che una volta ha marchiato i capi creati con il cotone di Burkina FAso come "buono per le donne, buono per i bambini che dipendono da esse" – claim di un accordo stipulato dalla maison nel 2007 che prevedeva l'uso di cotone organico e di un mercato legale per supportare "materiali grezzi e il lavoro delle contadine africane". In realtà, come dice il report di Bloomberg, i fondi associati al mercato legale e alle coltivazioni di cotone organico hanno solo incentivato lo sfruttamento minorile.

L'azienda ha risposto che l'ammontare del cotone organico acquistato e proveniente da Burkina Faso è davvero minimo e inoltre Tammy Roberts Myers, vice presidente e addetto all comunicazione esterna della Limited Brands Inc. (che possiede Victoria's Secret) afferma: "I nostri standard proibiscono specificatamente il lavoro minorile. Ci stiamo impegnando insieme agli azionisti affinché si possa far luce su questa vicenda".

Cosa si farebbe pur di risparmiare? Sembra proprio la domanda del caso. In un mondo globalizzato e fortemente dominato dal denaro questa notizia sembra rientrare negli standard di negatività del contemporaneo. Tuttavia quando sono i bambini ad essere coinvolti è sempre uno scandalo, una notizia che sconvolge la morale e i sentimenti e che fa mettere in dubbio il nostro stile di vita. Ci fa dubitare, certo, ma news di questo tipo che ci bombardano continuamente, riescono ancora a farci cambiare il modo in cui viviamo? No, io non credo. Il consumismo fa parte di noi, ormai tutto è un business, tutto e tutti sono comprabili, noi viviamo nel mercato globale e, nel senso proprio del termine, siamo merce noi stessi.

E' questo uno di quei casi in cui la moda e l'universo in cui essa è inserita dimostra di avere un lato negativo, superficiale, sporco e poco importa che sia una grande casa di moda o una piccola boutique, l'ossessione del successo e del guadagno senza sforzo colpisce in maniera indifferenziata.