Con la questione dell'obbligo alla vaccinazione si è scatenata una nuova battaglia politica tra Sommi Sacerdoti della scienza e Templari di Kazzenger. E come al solito, per colpa della politica, si creano divisioni manichee nelle quali muoiono in un colpo solo il dibattito politico, quello pubblico e quello scientifico. È un virus che contagia tutti: giornalisti, politici, medici, scienziati (perché i medici non sono necessariamente scienziati, diciamolo). Le domande alle quali dare risposta, secondo me, sono due. La prima è: cosa è scienza e cosa è politica? Credo che nel conflitto Vax-NoVax questa distinzione si sia persa. La seconda è: la scienza deve essere lasciata libera dai condizionamenti della politica? Credo che i conflitti politici su questioni scientifiche condizionino negativamente il corso della scienza.

L'efficacia e la sicurezza di un vaccino sono questioni scientifiche, non politiche. Anche nel caso in cui la politica volesse rispondere ai timori dei cittadini, la domanda andrebbe rivolta al complesso sistema di sperimentazione contro il quale si possono dire tante cose, ma non che non sia il migliore che l'umanità abbia mai allestito nella storia. Le iniziative governative di sperimentazioni affrettate e politicamente orientate non aggiungono nulla al sapere, sottraendo molto alla libertà degli scienziati di sperimentare metodi e prodotti. Di contro, i #NoVax sostengono che i vaccini nuocciono alla salute affidandosi alla voce di alcuni medici (non tutti scienziati): in un solo colpo, senza dati e senza un consenso diffuso degli specialisti, contestano sia i risultati che il metodo scientifico. A parte il procurato allarme, non danno nessun contributo per il progresso della scienza e della società.

L'introduzione dell'obbligo di vaccinazione è una questione politica, non scientifica. I politici che prendono decisioni sull'obbligatorietà di una vaccinazione non debbono usare la scienza come scudo in difesa delle scelte politiche. L'obbligo può dipendere dall'elevato numero di contagi, dall'elevato numero di soggetti a rischio, dalla particolare pericolosità di una malattia. Le ragioni prevalenti della vaccinazione antinfluenzale sono di tipo economico (l'incidenza del numero di contagi sul PIL), la scienza ci dice soltanto che il vaccino è efficace contro la malattia e pericoloso "entro certi limiti". Le scelte politiche dipendono da ragioni che non riguardano l'efficacia e la sicurezza del vaccino se non per il fatto che le danno per scontate, accertate dalla scienza. In questo senso le scelte politiche che riguardano la salute sono opinabili e debbono poter essere giudicate, indipendentemente dal dato scientifico che riguarda un farmaco.

Gli scienziati che hanno un dubbio possono svolgere liberamente le loro ricerche? Qualcuno pensa che la vaccinazione sistematica di massa, nel lungo periodo, potrebbe avere impatti sul patrimonio immunologico delle popolazioni che ne fanno uso. Impoverendolo, ovviamente. La politicizzazione del caso Vax-NoVax impedisce un dibattito su questo tema. Siamo a un punto tale di intromissione della politica nelle questioni scientifiche, di strumentalizzazione di un risultato scientifico per scopi politici, che qualsiasi medico o scienziato che volesse affrontare questo tema rischierebbe la radiazione dall'ordine. E hai voglia di spiegare ai #NoVax che hanno contribuito a creare questo clima e che con questioni campate in aria spazzano via ogni dubbio.