Il Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE) è stato istituito (con Regolamento n. 2012/2002 del Consiglio) per assistere gli Stati membri e i paesi che stanno negoziando la loro adesione all’Unione europea nella risposta alle catastrofi naturali gravi, fornendo un complemento finanziario alla spesa pubblica di questi ultimi per interventi di emergenza indispensabili. Gli interventi possono includere il ripristino delle infrastrutture elettriche, idriche e fognarie, dei trasporti, delle telecomunicazioni, della sanità e dell’istruzione, nonché la realizzazione di misure provvisorie di alloggio e l’organizzazione dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità immediate della popolazione.

"La realizzazione di misure provvisorie di alloggio" è una definizione che ha portato la Corte dei Conti Europea a criticare l'uso dei fondi per la realizzazione del Progetto CASE all'Aquila dopo il terremoto del 2009. La Corte Europea giudica corretto l'uso dei finanziamenti del FSUE per MAP e MUSP (chi ha seguito le vicende aquilane, emiliane, di Amatrice e Accumoli sa di cosa si tratta) poiché realizzano strutture provvisorie. Il progetto CASE, invece, è una soluzione costruttiva permanente e non doveva essere realizzata con fondi la cui erogazione ha un carattere emergenziale.

L'istogramma mostra con sufficiente evidenza che l'Italia è il primo beneficiario del FSUE. Questo vuol dire che il nostro paese è particolarmente vulnerabile rispetto agli eventi catastrofici a cui è esposto. Qualcuno dirà che in altri paesi non c'è lo stesso rischio sismico che abbiamo noi, ma l'argomento non è molto robusto. Il paese deve allestire politiche di resilienza che portino a un grado accettabile di immunità alle catastrofi e il grafico ci dice che non siamo ancora sulla strada giusta. Il parere della Corte dei Conti Europea ci dice che anche sull'uso dei fondi europei per l'emergenza abbiamo ancora da imparare.
Questo è il punto Verso il 4 marzo #1: resilienza.

I governi si muoveranno, prima o poi, mentre la società e le istituzioni sono già al lavoro. Per esempio all'Aquila, città che più di altre ha cose da dire sul tema della resilienza, l'università ha attivato due master di secondo livello per preparare professionisti della pianificazione della resilienza e della gestione delle emergenze. Sono il risultato della collaborazione con l'associazione E.Di.Ma.S. e promettono di formare una nuova visione dell'homeland security. Un'innovazione riconoscibile già dal fatto che si pone come primo obiettivo il miglioramento del capitale umano.
Per chi fosse interessato le informazioni sui master si trovano qui:

  1. E.M.C.P. – Emergency Management of Civil Protection
  2. O.D.E.M. – Official of Disaster and Emergency Management