Vince Napoli, vince la Campania, vince il Sud. Vince l'Italia che ci crede, che organizza, che non gonfia gli appalti, che spende al meglio i fondi europei e coglie al volo l'opportunità di un evento tanto grande da essere secondo, per numero di nazioni e atleti partecipanti, solo alle Olimpiadi.

Vince quel Mezzogiorno descritto troppo spesso in una campana di vetro, poco considerato da una politica disattenta o clientelare. Una manifestazione voluta fortemente dalla FISU, dalla Regione Campania e dal comune di Napoli, nel sostanziale disinteresse – accusano gli organizzatori – del Governo e del CONI. Disinteresse anche dei media nazionali che, fino al giorno della cerimonia di apertura della trentesima edizione dei giochi, hanno relegato la notizia alle ultime pagine dello sport. Eppure di carne al fuoco ce ne sarebbe stata: per i tempi ristrettissimi dell'organizzazione (Brasilia aveva rifiutato la candidatura solo 3 anni fa), per l'utilizzo con massimo profitto dei soldi europei nella ristrutturazione di 70 impianti sportivi in Campania, per lo sforzo organizzativo di soggetti politici che da un po' di tempo a questa parte quando si incontrano non si salutano (Sindaco e Governatore).

Eppure il Sud ce l'ha fatta, da solo. E ora godiamoci questa festa di sport, di giovani e di colori. Godiamoci l'Italia che quando vuole può, anche al sud. Quando Roma ha rifiutato la candidatura alle Olimpiadi 2024, c'era stato chi aveva ipotizzato una olimpiade organizzata in tutto il sud Italia: le Olimpiadi della Magna Grecia. Suggestivo. Ma perché lasciarlo solo un sogno?