Fischio finale, è finita. Il Napoli batte la Juventus dopo 9 anni in casa sua e per la prima volta da quando è stato edificato lo Juventus Stadium, la Vecchia Signora non tira nemmeno una volta nella porta degli avversari. Tra i pali del Napoli poteva esserci Reina, Zoff, Yashin o Peppe il salumiere, non sarebbe cambiato nulla. Ed ora che si fa? Si aspetta. Tutta Napoli sapeva ciò che sarebbe dovuto accadere ma come a Capodanno, si aspetta un po’ dopo la mezzanotte prima di andare a ballare ed allora un’oretta dopo la partita, mentre Sarri è in conferenza ci si mette in auto e si arriva a Viale Maddalena.

Una muraglia composta da migliaia di persone, una festa tra botti e trombette, tra sciarpe e bandiere, una gioia immensa che si è manifestata spontaneamente ed in maniera telepatica: i gruppi ultras si sono organizzati in un modo, gli amici in un altro, i parenti in un altro ancora. Il risultato è stato incredibile, con le notizie che si sono susseguite, i dubbi sulla partenza ma non importava. La città avrebbe aspettato i propri campioni anche se fossero arrivati dopo 30 anni di guerra, come Penelope col proprio Ulisse.

In questa marea di persone che si è divisa tra l’uscita militare e quella civile si è potuto notare un mosaico di personaggi che solo il Napoli, squadra di calcio, e la città di Napoli, possono proporre così spesso ed in situazioni così conviviali: il ricco ed il povero, il padrone e l’operaio e poi ancora l’avvocato, il consigliere comunale, insieme all’ambulante, allo spazzino, al calzolaio. La differenza sociale, per amore, si è annullata contraddicendo una secolare massima di Goldoni e poi l’efficienza mostrata.

Dopo pochi minuti erano già presenti le persone con le classiche bacinelle del mercato ricolme di ghiaccio e bibite rinfrescanti e le attività hanno riaperto tutte, come se Napoli per una sera avesse avuto il fuso orario di Seul.

Il tempo passava, l’aereo non arrivava. La marea comincia ad essere impaziente ma salta, balla e canta prima di spostarsi tutta o quasi all’uscita civile dell’aeroporto. Lì sarebbe uscito l’autobus e badate bene: “civile” non è stato solo l’aggettivo qualificativo dell’aeroporto, ma tutta questa manifestazione di sincero amore sociale. Mancava il servizio d’ordine, mancavano le ambulanze, c’era scarsa presenza di forze dell’ordine e 15mila persone, in piena notte, in una strada stretta, non hanno creato il minimo disguido e non bisogna pensare che di quei 15mila erano tutti giovani virgulti. No. Così come c’era rappresentata tutta la società, c’erano rappresentate anche tutte le età, i sessi, le religioni.

Alle 3 è uscito il bus, si è intravisto, mentre i capi ultras organizzavano la folla, c’era una nonna con la propria nipotina a guardare i calciatori nel mezzo e poi solo un bagno di folla, con i motorini che hanno scortato, insieme alla polizia, il pullman del Napoli fino a Castelvolturno.

Sembra la scena di un film, invece è semplicemente il manifesto più bello che questa città potesse mostrare, la favola più bella che si racconterà.