Un sterminato mare di macchine ci sta letteralmente sommergendo. Ormai fa talmente parte della nostra vita che non ce ne rendiamo quasi più conto.

Quasi; improvvisamente, infatti, ci appare in tutta la sua infernale dimensione non appena restiamo imbottigliati in quel groviglio di autovetture, immobili, che chiamiamo eufemisticamente traffico.

La nostra vita, statistiche alla mano, ci costringe a trascorrere nel traffico, per l’appunto, una parte considerevole di essa: mediamente, ogni italiano perde circa 10 giorni all’anno per questo motivo: una cifra impressionante, che risulta ancor più grave se proiettata sul lungo termine. Un intero anno ogni 30 letteralmente “buttato” per spostarsi da un punto all’altro, spesso su una distanza minima ma percorsa, incolonnati e impotenti, ad una velocità quasi nulla.

D’altro canto non potrebbe non essere così, visto che il parco auto circolante nel nostro Paese è cresciuto senza sosta nel corso degli anni; primi in Europa per concentrazione, esistono oggi in Italia più di 37 milioni di macchine in circolazione, ovvero quasi 60 ogni 100 persone (considerando anche i bambini!). Negli anni ’60 erano circa 2 milioni, negli anni ’80 intorno ai 25. Tutto ciò senza contare il notevole aumento delle dimensioni delle stesse auto, cresciute sempre più. Più macchine e sempre più grandi, mentre le strade cittadine, ovviamente, restano sempre le stesse.

Le conseguenze sono gravi e note da tempo: stress, danno economico complessivo e inquinamento atmosferico nonché acustico.

È giunto dunque il momento di intervenire in maniera efficace affinché questa allarmante realtà sia domata e ricondotta a dimensioni accettabili. Su questo, è bene dire subito che soluzioni efficaci esistono sicuramente; non fa parte del nostro destino infatti morire di traffico!

Gli interventi possibili, esposti qui di seguito, hanno tuttavia una premessa importante: un cambio radicale della cultura comune che vede nell’auto, ancora, nonostante tutto, un bene indispensabile e primario, o in alcuni casi un irresistibile oggetto del desiderio.

I maggiori comuni italiani (Roma, Milano, Napoli) negli ultimi anni, con qualche differenza, hanno messo in campo qualche tentativo risolutivo, ma in larga misura si è trattato di misure inefficaci e in parte non condivisibili come approccio. Quest’ultimo è stato dominato da un fattore: il divieto. Si pensi alle cosiddette ZTL, zone a traffico limitato. Si tratta di strade urbane dichiarate non più percorribili; sono spuntate ovunque, come una moda, limitando pesantemente la libertà degli automobilisti. Ovviamente in alcuni casi (strade piccole con un numero elevato di esercizi commerciali) si sono rivelate anche giuste e apprezzate, ma in altri, dove hanno riguardato arterie grosse e centrali, hanno causato niente più che la paralisi delle strade adiacenti.

Una società libera e possibilmente “felice” deve fare poco ricorso ai divieti e puntare invece al concetto di disincentivo. Più è forte quest’ultimo, infatti, e maggiore sarà la propensione, libera e razionale, a modificare le proprie abitudini. Anche nel caso degli automobilisti, incentivi e disincentivi andrebbero sostituiti ai permessi e ai divieti.

Vediamo adesso quali possono essere le soluzioni che, adottate insieme, parallelamente, potrebbero curare questa malattia in cui l’Italia, come visto, è leader in Europa.

Forte potenziamento del trasporto pubblico (in particolare su ferro). Una delle ragioni per le quali i cittadini preferiscono l’auto personale è la carenza e inadeguatezza del trasporto pubblico: è vero, soprattutto se consideriamo i dolorosi tagli che i Comuni hanno dovuto adottare a seguito dei minori finanziamenti giunti dallo stato centrale. Paradossalmente, tuttavia, la rete di treni metropolitani delle maggiori città italiane è cresciuta. Basti pensare al caso del metrò di Napoli, le cui stazioni sono ormai diventate ben 17 su un percorso di 18 Km. E’ essenziale avere un numero elevato di fermate e raggiungere quanti più quartieri di una metropoli, ma è altrettanto essenziale che il livello di servizio sia sempre altissimo: in altri termini occorre assicurare una frequenza elevata (un treno ogni pochissimi minuti) in modo da evitare affollamenti paurosi e indecenti, e anche un’estensione di attività a tutta o quasi la giornata, soprattutto nei week-end (in cui le persone si spostano anche in orari serali/notturni). Stesso discorso, ovviamente vale anche per i pullman, la cui frequenza/velocità dipende tuttavia dal traffico stesso. Ultima considerazione: i mezzi pubblici dovrebbero avere standard di pulizia altissimi, paragonabili quanto più possibile a quello dei mezzi privati, in modo che il cittadino non lo percepisca come un mezzo di ripiego.

Costruzione di numerosi e grandi parcheggi di interscambio nei pressi delle stazioni periferiche. Quotidianamente, come tutti sanno, il flusso di auto che giunge in città da fuori è enorme; ebbene, semplicemente tali auto andrebbero ospitate in grandi e numerosi parcheggi (a limite anche gratuiti, come potente incentivo) costruiti nei pressi delle stazioni periferiche del metrò o di capolinea di autobus. Chi viene da fuori, insomma, dovrebbe poter parcheggiare agevolmente e a bassissimo costo, proseguendo il suo percorso con mezzi pubblici all’interno del centro cittadino.

Pedaggio obbligatorio per tutte le auto che accedono al centro città. Come visto sopra, se vi fossero degli ampi parcheggi di interscambio all’esterno del perimetro cittadino, le auto potrebbero essere lasciate lì. Tuttavia, per coloro i quali tale soluzione sarebbe poco gradita o per qualunque altro motivo non praticabile, andrebbe richiesto un forte pedaggio di ingresso. Ad esempio, una sorta di “biglietto di ingresso” pari a 5-10 volte il costo di un biglietto di autobus o metro. Al cittadino la scelta: proseguire con una forte spesa o lasciare l’auto in sosta e prendere un più conveniente mezzo pubblico? D’incanto, molte auto dal centro sparirebbero! Il ricavato di questo pedaggio potrebbe essere integralmente destinato alla manutenzione ordinaria delle strade e marciapiedi, che ormai versano in condizioni disastrose.

Sosta sulle strade cittadine ovunque a pagamento, anche per i residenti. Come sappiamo, da molti anni, i comuni hanno istituito le cosiddette “linee blu”, ovvero aree di sosta a pagamento. L’obiettivo, giusto, è quello di favorire un ricambio delle auto in sosta e fronteggiare il triste fenomeno di automobilisti costretti a girare per decine e decine di minuti, alimentando di fatto il traffico, per trovare “un buco” in cui infilare la propria macchina. Tuttavia, secondo legge, esistono strade o porzioni di essa in cui la sosta è gratuita. In più, i residenti di un quartiere ottengono sconti fortissimi per parcheggiare sulle strisce blu del proprio quartiere; risultato di questi 2 fattori: auto lasciate in sosta “perenne”, talvolta letteralmente in stato di abbandono, che, alla faccia della collettività, occupano gratis o a bassissimo prezzo spazio comune. Non è più possibile! Anche i residenti dovrebbero pagare (molto) di più e, d’altro canto, chi non usa quasi mai la propria auto dovrebbe essere pesantemente indotto (non obbligato) a scegliere se mantenerla con costi di parcheggio elevati o semplicemente venderla.

Car pooling. Osservando la mattina le auto incolonnate nel traffico si nota, nella maggioranza dei casi, che all’interno vi è soltanto il guidatore. Si tratta di uno spreco, alla luce del fatto che, spesso, persone che abitano vicino si recano nel medesimo posto di lavoro nei medesimi orari di ingresso/uscita. Queste persone andrebbero incentivate a condividere l’auto facendone circolare solo una per volta. Ad esempio, auto viaggianti “a pieno carico”, con 4 o 5 patentati, potrebbero essere esentate dal pedaggio di ingresso in città. Tale soluzione è poco conosciuta e poco praticata; si parla più spesso di “car sharing”, ovvero di auto ecologiche prese a noleggio per brevi tratti. Si tratta tuttavia di un’alternativa al taxi, troppo caro purtroppo, piuttosto che di un contributo vero alla riduzione del traffico.

Piste ciclabili e bike sharing. In alternativa ad autobus e metropolitane c’è ovviamente il più antico dei mezzi di trasporto, la bicicletta. I comuni, come in parte stanno facendo, dovrebbero incentivare il suo uso costruendo piste ciclabili sicure e accoglienti.

Purtroppo non tutte le città si prestano molto a tale soluzione: Napoli, ad esempio, è una città collinare e quindi solo i più allenati possono pensare di affrontare percorsi in salita di diversi chilometri. Quanto alle piste ciclabili fatte allestire di recente dal Comune, poi, andrebbe steso in alcuni casi un velo pietoso. Non le si fa disegnando biciclette ai margini di una strada percorsa dalle auto, bensì costruendo vere e proprie corsie preferenziali dotate di opportuni spartitraffico in grado di renderle sicure! Le bici, infine, dovrebbero essere accessibili anche a chi non le ha e le volesse soltanto prendere a noleggio in qualche occasione (bike sharing), potendole riconsegnare poi in altri punti, diversi dal luogo di partenza.

Incentivi a moto e motorini. In città, i mezzi a 2 ruote andrebbero ulteriormente favoriti vista la loro facilità di parcheggio (4 o 5 in media al posto di una singola auto) e la loro dimensione ridotta, tranquillamente compatibile con le strade a disposizione. Potrebbero camminare ovunque e andrebbero ridotti i costi assicurativi e legati alla tassazione.

Rafforzamento del tele-lavoro. Molti dei lavori impiegatizi svolti all’interno delle aziende potrebbero essere eseguiti, in parte o totalmente, a casa propria. Il progresso delle reti telematiche, infatti, offre l’opportunità di collegarsi ad una rete aziendale da remoto: pensiamo, ad esempio, al caso dei call center, centri in cui moltitudini di operatori telefonici lavorano poco in gruppo ma molto a contatto con chi è dall’altra parte del telefono. Il luogo di lavoro in comune ha poco senso. In generale, comunque, si potrebbe tentare di stabilire una soglia minima di tele-lavoro per tutti quelli che svolgono funzioni di tipo amministrativo; un giorno a settimana sarebbe un buon compromesso. A rotazione giornaliera, dunque, una percentuale notevole di persone eviterebbe di affollare le strade delle città per arrivare sul posto di lavoro. Semplice e pratico!

Leggendo queste proposte che da diversi anni gli studiosi stanno offrendo per alleviare il problema del traffico, appare evidente che si tratta, da un lato, di provvedimenti di buon senso, mentre dall’altro, come nel caso del rafforzamento dei mezzi pubblici, di scelte chiare e strategiche che necessitano forti investimenti (recuperati in parte con la ricchezza che invece viene oggi distrutta dal traffico).

Quello che, tuttavia, appare ancor più evidente è che la pre-condizione per ridurre il numero elevatissimo di auto in circolazione è prima di tutto un robusto cambio culturale. Si dovrebbe smettere di vedere l’auto come il fulcro su cui basare i propri spostamenti; riducendone il numero, tra l’altro, si renderebbe molto più piacevole il viaggio su di essa, non più ostaggio di code e rallentamenti nel centro città.

La cultura (alimentata spesso dagli interessi della maggiore industria nazionale, la Fiat) tuttavia, è dura a cambiare.

Un esempio significativo, tra i tanti possibili, è a tal proposito illuminante: pur essendoci da anni un treno superveloce in grado di collegare Roma e Napoli in un’ora circa, nella massima sicurezza e confort, c’è ancora chi preferisce spendere un tempo doppio e costi paragonabili o superiori guidando la propria auto lungo l’autostrada.

Incredibile davvero, non trovate?