Nel turbolento rapporto tra il dott. Burioni e il mondo degli incivili (nel quale siamo al suo fianco) il dottore e i suoi seguaci stanno affermando un principio che non capisco: il placebo è una credenza, una truffa. Non ho capito se il dottore abbia precisamente quest'idea o se semplicemente nella tempesta vaccinisti-antivaccinisti si stia gettando il bimbo con l'acqua sporca. Il fatto è che al pari della senatrice Elena Cattaneo, il mondo pro-vax che si raccoglie dietro al dott. Burioni tratta l'omeopatia al pari della scienza di Vanna Marchi, bollandola come "placebo". Ma questa doppia condanna pubblica e definitiva contro l'omeopatia e contro il placebo, emessa in nome della scienza, non mi sembra che trovi riscontri altrettanto netti nel dibattito interno al mondo della medicina. Per esempio…

Tra i tanti testi che ho trovato mi limito a questo della Harvard Medical School intitolato The power of the placebo (maggio 2017). L'articolo ci dice che la nostra mente è più potente di quanto possiamo immaginare, che l'idea che essa possa influenzare il corpo portandolo a reagire a un fake treatment ci accompagna da millenni ma ora la scienza ha dimostrato che, in determinate condizioni, un placebo può essere efficace al pari di un "traditional treatment". Il placebo non ridurrà il colesterolo né una massa tumorale. Però per i sintomi legati all'attività cerebrale esso risulta efficace: trattamento del dolore, dello stress da insonnia oppure, nel mondo dell'oncologia, il trattamento di effetti collaterali come fatica e nausea. Vi sembra poco? No, davvero: vi sembra poco?

Secondo l'articolo la scienza medica, ripeto la "scienza", non ha ancora compreso quali siano i meccanismi che rendono efficace il placebo. Ma la stessa scienza medica, ripeto la "scienza", non ha più dubbi sulla sua efficacia. Le ipotesi sono tante: il semplice fatto che ci sia una pillola per curare qualcosa, il rituale della cura (andare dal medico, dover seguire una terapia), il fatto di prendersi cura di se stessi. Come dire…toglietemi tutto ma non il mio thè delle cinque! Con una ricerca sul trattamento dell'emicrania gli scienziati hanno dimostrato che il placebo ha funzionato (con efficacia del 50% rispetto al trattamento farmacologico tradizionale) anche su pazienti perfettamente consapevoli del fatto che stavano assumento un placebo.

"al posto di un'analgesico beva un bel bicchiere di acqua fresca di sorgente contenuto in questa pillola che si chiama placebo, starà meglio!"
Se poi il paziente sta meglio, come ci dice la "scienza", perché dobbiamo schifare il risultato?

L'impressione finale è che il dott. Buorioni e i suoi fedeli sostenitori stiano confondendo il significato del termine scienza e lo scopo di questa disciplina. La scelta della vaccinazione obbligatoria è una scelta politica (la legge) compiuta sulla base della conoscenza tecnica (i vaccini) alla quale siamo arrivati grazie alla ricerca scientifica in farmacologia e in clinica medica (la scienza). L'autorizzazione all'uso di terapie basate sul placebo sarebbe, esattamente allo stesso modo, una scelta politica (la legge) compiuta sulla base della conoscenza tecnica (il placebo) alla quale si arriva grazie alla ricerca scientifica in farmacologia e in clinica medica (la scienza).
Eliminare il placebo a favore dei soli principi attivi effettivamente attivi vorrebbe dire escludere dalla terapia la capacità endogena di reazione dell'individuo. C'è un motivo preciso per cui la medicina e i medici dovrebbero rinunciare a questo potenziale?
Eliminare il placebo a favore dei soli principi attivi effettivamente attivi sarebbe anche un condizionamento della libertà di ricerca della scienza. Vorrebbe dire limitarla, castrarla. C'è un solo motivo ragionevole per farlo?