La guerra e la violenza in un ambiente che spesso ironizza i personaggi(TITO) e in Giulio Cesare privilegiando l’aspetto politico e filosofico laddove i congiurati cercano le ragioni profonde del loro omicidio, le interrogano e ne sono al tempo stesso travolti.

TITO

La prima e più cruenta tragedia di Shakespeare, Tito Andronico, nella riscrittura di Michele Santeramo, con la regia di Gabriele Russo, appare un eroe stanco, oppresso dalle responsabilità, che vivendo sulla propria pelle gli orrori della guerra desidera solamente un po’ di pace.Ma fra le mura casalinghe il sangue continua a scorrere mentre si consuma la vendetta dei suoi vecchi nemici. È a questo punto che Tito si ribella quando dovrà, vendicarsi per obbedire alle assurde regole della società.

GIULIO CESARE

Si vuole, si può, si deve uccidere il Tiranno? Chi, o cosa può venire dopo Cesare? Tornare alle antiche forme o assecondare il nuovo corso dell’epoca? Uccidere il tiranno: I congiurati Bruto, Cassio e Casca ricercano le ragioni del loro omicidio per poi giungere alla consapevolezza che quel gesto efferato è servito a poco. Uccidere il Tiranno non basta perché spesso il potere del Tiranno risiede proprio nella comunità che lo subisce, che arriva talvolta a proteggerne e tutelarne il dominio. Un dramma potente e moderno, che pur rimanendo fedele all'originale offre una riflessione di forte attualità politica e filosofica.