Sembra il monologo di Carlo Verdone in Manuale D’Amore 2, quello che poggia tutta la sua forza sulla domanda: “ne è valsa la pena?”. Verdone, nel film, dice di sì. Che ne è valsa. Nella realtà, non lo sappiamo. Non sappiamo se è valsa la pena di fare tutto quello che è stato fatto per The Interview, il nuovo film di Seth Rogen e James Franco. Non lo sappiamo e, probabilmente, non lo sapremo mai.

Se nelle ultime settimane siete stati troppo occupati, o vi siete persi tra cenoni, feste e parenti, lasciate che vi riassumiamo – molto brevemente – quello che è successo: si tratta dell’ennesimo caso del cinema americano, del nuovo film di due (più o meno) comici che inscenano – per divertimento e per intrattenere il loro pubblico – l’assassinio di Kim Jong-un, il dittatore del Nord Corea. E che per questo, negli ultimi mesi, se la sono vista brutta. Molto brutta.

È cominciato tutto con l’hacking del sistema della Sony, con le mail rubate, con i commenti trapelati (e che non dovevano trapelare) su attori e attrici, ed è finito tutto nel peggiore dei modi: con una minaccia terroristica in pieno stile. Il Nord Corea ha detto di non sapere nulla, gli Stati Uniti, appena pochi giorni fa, hanno annunciato nuove sanzioni. E la Sony, dopo tanti giri di parole, ha deciso di rilasciare il film in un numero limitato di copie negli USA e online. E questo solo dopo l’insistenza del Presidente Obama e della sua telefonata – così riportano i giornali a stelle e strisce – ai vertici della compagnia. Il risultato? The Interview in solo quattro giorni, solo per essere stato messo online, ha incassato oltre 20 milioni di dollari ed è ad oggi il film più visto e scaricato su internet.

Come ha già scritto qualcuno: se si fosse trattata di una strategia di marketing, sarebbe stata sicuramente tra le migliori: il massimo risultato con il minimo sforzo, tanti soldi, moltissima visibilità e senza muovere nemmeno un dito (non più di uno, almeno). Tutti ne hanno parlato (e ha fatto sorridere il commento di qualche giornalista nostrano che ha bollato questo caso come “ignorato dai media italiani”). E tutti, prima o poi, vedranno The Interview. Per forza. Perché a questo punto non si può semplicemente fare finta di niente.

Il film è una commedia piena di gag e di doppi sensi; fatta di citazioni e di scene volutamente eccessive. Ha una comicità tutta sua, con una visione particolare del mondo e delle cose. Seth Rogen, che dirige insieme a Evan Goldberg, è Aaron Rapaport, il producer di un talk show presentato da Dave Skylark, ovvero James Franco. I due vengono invitati in Nord Corea per intervistare Kim Jong-un e la CIA ne vuole approfittare per uccidere il dittatore. Nel film, si alternano i cameo (molti dei quali non visti) di personaggi del calibro di Eminem (che nel film confessa di essere gay) di Joseph Gordon-Levitt (circondato dai cuccioli), di Zac Efron, Iggy Azalea, Nicki Minaj, Emma Stone, Guy Fieri, Jay-Z e Beyoncé.

The Interview funziona solo in parte: molto spesso si "ingolfa", le battute in alcuni momenti faticano a trovare il loro spazio; Rogen e Franco preferiscono le situazioni “facili” a un’ironia più sottile e invitante, e la critica, nemmeno tanto velata, che viene fatta non è al Nord Corea quanto piuttosto agli Stati Uniti, al loro tenore di vita, a quello che crediamo essere salutare (“se ci sono bambini grassi, vuol dire che si sta bene”); e a un modo di fare arrogante e da conquistatore. Una velatissima critica è rivolta anche ai talk in generale, a quello che si fa passare per informazione e a un certo tipo di tv che cerca più lo scoop del momento che l’approfondimento della notizia. (Vi ricorda niente?)

Volendo fare una considerazione sui costi e su quanto la mancata distribuzione del film abbia influito sui conti della Sony, bisogna fare un passo indietro e provare a vedere il quadro nella sua interezza e da una prospettiva diversa. Del budget di The Interview non si hanno dati certi. C’è della computer grafica e c’è (molto) lavoro di post-produzione. Senza considerare che ogni cameo – da quello che si sa – è stato pagato circa 10.000 dollari. Non sarebbe un azzardo, comunque, accostare questo film, per costi e produzione, a This is the End, altra commedia di Seth Rogen e di James Franco che è costata circa 30 milioni di dollari. A oggi, The Interview ha incassato oltre 20 milioni di dollari (e se si tiene presente il modo in cui è stato rilasciato, è già un successo). Quindi siamo già vicini ai 30 ipotetici milioni di budget. In più: ci sono il ritorno di immagine e la copertura mediatica che è stata raggiunta e che, altrimenti, sarebbe costata parecchio. (Fare in modo che tutti parlino di te, nello stesso momento, schierandosi a tuo favore, non è cosa da poco.)

Insomma, alla fine torniamo alla domanda iniziale e cioè: ne è valsa la pena? È valsa veramente la pena di hackerare il sistema della Sony, di minacciare di attentato terroristico i cinema che avrebbero proiettato il film; di ergersi a censore supremo, di fare intervenire i poteri forti degli Stati Uniti; di rendere un caso mediatico una commedia che altrimenti non avrebbe ricevuto più di qualche critica (e nemmeno totalmente positiva)? Abbiamo già detto che è impossibile dirlo con certezza, ma volendo sbilanciarsi, volendo fare una valutazione sui fatti più che sulle congetture, gli scandali, la visibilità, viene da rispondere di no. Che non ne è valsa la pena.

Molto spesso, è saper fare finta di niente la cosa più difficile. E ignorare fa molto più male di una critica o di una minaccia. Provare per credere.