Una raccolta fondi per le popolazioni albanesi colpite dal sisma dello scorso 26 novembre, questa è l'iniziativa che il gruppo R.O.E. (Raggruppamento Operativo Emergenze) di Roma ha deciso di promuovere al ritorno dalle intense giornate di lavoro a Thumanë. Il progetto, però, sta trovando difficoltà a toccare il cuore delle persone: "Mentre dopo il terremoto del Centro Italia siamo stati sommersi dalla generosità di tutto il mondo" -racconta Gianni Marcheggiani, presidente del R.O.E.- "per le genti dell'Albania non sentiamo la stessa partecipazione, forse per il particolare momento politico".

"Noi siamo stati nella frazione più colpita dal sisma, quella di Thumanë, dove ci sono stati ventiquattro morti" continua Marcheggiani: "Un'immagine che mi è rimasta particolarmente impressa è quella dei feriti che scavavano a mani nude nelle macerie delle proprie abitazioni per recuperare gli effetti personali, erano fasciati alla testa e alle mani eppure continuavano a cercare tra le pietre".

"Noi italiani siamo abituati alle emergenze del terremoto, invece in Albania non hanno nemmeno un sistema di Protezione Civile" precisa il presidente del R.O.E. "e siamo specializzati nella valutazione degli edifici danneggiati dal terremoto, una valutazione che in Albania non fanno per nulla. Infatti, abbiamo visto degli operai cercare di stuccare le crepe di una scuola ormai inagibile, col pericolo di crollo una volta riaperta per i bambini".

Intere aree dove per giorni sono mancati i soccorsi e dove non si sapeva nemmeno quali danni ci fossero stati: "Alla fine della nostra missione ci siamo recati dal Primo Ministro e anche lui ci ha chiesto di ispezionare la sua casa per attestare se fosse ancora agibile". Per aiutare il popolo albanese a costruire scuole e orfanotrofi grazie ai progetti del R.O.E. è possibile visitare il sito internet dell'associazione: "Ora gli orfani di Thumanë non hanno più un posto dove stare e vivono per strada".