I Grafici diffusi dalla propaganda PD non piacciono ai debunker. Nulla di strano: così come non ci piace chi pontifica senza numeri non ci piace chi usa i numeri senza criterio. Però il debunking è una cosa, la propaganda un'altra. Soprattutto in campagna elettorale. Le critiche alla comunicazione del Partito Democratico riguardano sostanzialmente il problema della semplificazione del messaggio, che non tiene in considerazione molti fattori che hanno influito sul tasso di occupazione.

Dal 2015 l'operazione Quantitative Easing della BCE, per esempio, sta dando un contributo importantissimo alla ripresa economica e dell'occupazione. Questo contributo negli anni precedenti non c'è stato, è vero. E la ripresa dell'occupazione è iniziata prima dell'approvazione del Jobs Act (però anche con due anni di anticipo rispetto al QE della BCE, va detto). Inoltre, è bene che sia chiaro che con i limiti imposti alla spesa pubblica, i governi e le leggi non creano posti di lavoro ma solo le condizioni, favorevoli o contrarie, allo sviluppo economico. Insomma i grafici danno informazioni su trend che hanno origini complesse che vengono usate con malizia dalla politica.

Ma c'è un dato inequivocabile che emerge dal grafico: nel 2008 è iniziata una crisi terribile che ha portato a un crollo dell'occupazione e del PIL. Nel 2013 c'è stata l'nversione di tendenza e oggi, dopo quattro anni, siamo a un livello occupazionale confrontabile con quello pre-crisi. A quattro mesi dal voto vogliamo sperare che la campagna elettorale non sarà un racconto del "disastro" degli ultimi governi, che non c'è stato. Speriamo che non sarà un racconto del "baratro" in cui ci ha cacciato il PD di Renzi, perché non siamo nel 2011. Speriamo che sarà una campagna elettorale fiduciosa nella capacità dell'Italia di vincere, perché ormai è chiaro che usciremo in piedi da una crisi di dimensioni straordinarie. Le istituzioni liberaldemocratiche hanno funzionato, gli apriscatole non servono.