Immagine da Facebook
in foto: Immagine da Facebook

Sono passate ancora poche ore dall'annuncio della CONMEBOL sulla nuova data della finale di ritorno della Copa Libertadores 2018 (si dovrebbe giocare 8 o 9 dicembre) ma la mente di tanti è ancora alle immagini di sabato sera, quando nei pressi nello stadio Antonio Vespucio Liberti, più conosciuto da tutti come Monumental, è stato aggredito il pullman che stava portando il Boca Juniors a giocare in casa del River Plate. Doveva essere la "final del mundo", era stato coniato l'hashtag #mejorfinaldelmundo e tutti gli appassionati di calcio si erano appuntati le due date per non perdersi l'appuntamento ma se in occasione della gara d'andata tutto era filato liscio lo stesso non è successo al ritorno: pietre, gas al peperoncino, calciatori feriti e scontri barra bravas/polizia che hanno rovinato tutto. I quotidiani argentini il giorno seguente avevano "Verguenza" ("Vergogna") come parola più utilizzata e probabilmente non c'era scelta migliore. Uno spettacolo davvero indecoroso che ha riportato l'Argentina alla ribalta per i problemi con questi gruppi organizzati che di tifo hanno molto poco e ha fatto discutere tanto e giustamente i ogni angolo del pianeta.

Per chi segue da sempre le dinamiche che si susseguono nel paese dell'America Latina è una brutta ferita perché questo doppio Superclásico poteva essere davvero l'occasione per riabilitare l'immagine di una nazione da appesa ad un filo a causa dei sempre incalzanti problemi economici e di situazioni politiche difficili che si susseguono da anni. L'evento non c'è stato, anzi. Tutt'altro. L'immagine che ha fatto il giro del mondo è certamente quella della madre che nasconde sul corpo della figlia dei bengala per poter eludere i controlli ma sono tante le istantanee che rimaranno impresse di quei momenti terribili: dalle bende agli occhi di Perez e Lamardo alla violenza per strada fino ai tifosi spaesati sugli spalti del Monumental e a quelle voci sulle pressioni della FIFA e della CONMEBOL che volevano giocare a tutti i costi. Sono tutti istanti che sono fissati lì, nella memoria, e nessuna partita, vittoria o sentenza rimuoverà mai.

Nel frattempo, come spesso accade, in tanti hanno iniziato ad "alzare il dito" per indicare quanti avevano manifestato la loro voglia di voler vivere questo evento come qualcosa che di certo non sarebbe capitato più, visto che era l'ultima doppia finale della Copa Libertadores de America: gli eventi hanno portato a ben altro risultato ma alcuni noti e stimati giornalisti, che spesso hanno criticato il modo altrui di utilizzare il web, hanno iniziato etichettare come "invasati" e "esaltati" gli amanti del genere o addirittura che potevano essere più cauti nella "romanticizzazione del calcio sudamericano".

Insomma, le letture di Soriano, Cortazar, Fontanarrosa, Panzeri, Borges, Sabato, Verbitsky, Sasturain, Panichelli e tante altre cose (vedi musica, politica e sport, appunto) che ci hanno avvicinato ad un mondo lontano e sconosciuto e ce lo hanno reso, nel nostro immaginario, molto vicino avrebbero creato questa esaltazione tanto da non accorgerci che l'Argentina, insieme a tanti stati dell'America Latina, ha dei problemi (che gli uomini sopra citati hanno analizzato in vari modi) e che ci sono delle situazioni poco chiare anche intorno al mondo del calcio.

I tifosi all’interno dello stadio.
in foto: I tifosi all’interno dello stadio.

Chi conosce e segue il calcio argentino sa bene che le trasferte sono vietate da anni alle tifoserie per gli episodi di violenza che ci sono stati e che si susseguono tutt'ora: prendendo due esempi ultimi, mercoledì 21 novembre c'era stata una vera e propria guerriglia urbana dopo la sfida della Primera B Metropolitana tra All Boys-Atlanta nel quartiere Floresta e qualche giorno prima il Clásico rosarino tra Newell's Old Boys e Rosario Central, valido per i quarti di Copa Argentina, è stato fatto giocare in campo neutro (al Viaducto di Sarandí) a porte chiuse per ragioni di ordine pubblico. Tutto questo senza contare l'irruzione della Polizia nella casa di uno dei capi del Barrachos del Tablon (gruppo organizzato più forte e violento del River) dove sono stati trovati 300 biglietti pronti per essere rivenduti e, secondo alcune ricostruzioni, gli stessi avrebbero premeditato la vendetta proprio nel giorno della finale.

Ciò che è successo sabato 24 nei pressi dello stadio del River Plate è un davvero qualcosa di vergognoso e di una barbarie indescrivibile: è stato criticato il piano di sicurezza messo in atto dalle forze dell'ordine e a rimetterci il posto è stato l'assessore di Buenos Aires, Martín Ocampo, mentre la Ministra de Seguridad, Patricia Bullrich, viene subissata da una valanga di critiche da domenica mattina (non solo per visto, chiaramente). Mauricio Macri ha fatto una conferenza stampa da "indignato" quasi come non fosse lui il presidente della Repubblica Argentina e ancora risuonano alcune sue considerazioni di qualche settimana fa: poco prima delle semifinali aveva dichiarato "La verità è che preferisco che vinca una delle brasiliane, per non avere un Superclásico in finale" e poi con un tweet fece riferimento alla possibile presenze delle tifoserie in trasferta per le due finali. Ora, con senno di poi, immaginate cosa sarebbe successo.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole ma la speranza è sempre quella che qualcosa prima o poi possa smuoversi per le migliaia di persone che con questi individui non c'entrano nulla e direi che, con le dovute proporzioni, è un po' quello che ci auguriamo spesso a noi stessi visto che chi fa la morale agli altri certamente ricorda che nel recente passato dalle nostre parti una finale di Coppa Italia si è giocata dopo una sparatoria nei pressi dello stadio, che nello stesso stadio era stato sospeso un derby qualche anno prima sotto richiesta delle due tifoserie e che diverse curve sarebbero soggette a infiltrazioni di gruppi mafiosi. Tutte cose che fanno "gruppo" con la solita discriminazione territoriale, il razzismo e da domenica scorsa, per non farci mancare nulla, anche gli insulti nel calcio femminile: senza addentrarci troppo a fondo possiamo dire che anche noi abbiamo qualche problemino da risolvere.

Perez e Lamardo feriti dopo l’aggressione.
in foto: Perez e Lamardo feriti dopo l’aggressione.

La realtà è che non doveva finire così e non ci sarà nessun epilogo normale per quella che doveva essere una finale storia. Vittoria del Boca Juniors, vittoria del River Plate, non assegnazione? Adesso non cambia davvero nulla. Hanno perso tutti, abbiamo perso tutti. Moralizzatori nostrani a parte, sul quotidiano argentino El Clarin di domenica c'era la miglior definizione di quelle lette e ascoltate finora, per quanto ne so io del paese sudamericano: "Il problema non è il fútbol, il problema è l'Argentina, il Paese ultrà".

Adesso non ci resta che attendere la prossima tappa di queste finale lunghissima che sembra proprio voler emulare uno dei racconti più famosi di Osvaldo Soriano, ovvero "Il rigore più lungo del mondo". Passione, follia e violenza che non hanno portato e non porteranno nessun vincitore.