Alla faccia della solidarietà europea. Macron, con uno stratagemma astuto (la cena notturna a Roma con Conte per ricucire ed il voltafaccia giusto dopo la nottata per trovare l'accordo) spiazza tutti. Alla fine, dopo questo accordo, la Francia non solo non prenderà un solo migrante ma potrà pure vantarsi di aver salvato l'Europa. Non si capisce dunque come e soprattutto perché in Italia si canti vittoria. A parte il principio della

volontarietà dei paesi che non garantisce assolutamente nulla (i paesi potranno rifiutarsi di volta in volta e sicuramente lo faranno), Macron ha già ribadito che la Francia non è un paese di primo approdo, ergo l’Italia, la Spagna e la Grecia saranno volenti o nolenti ancora e come sempre in prima linea. Il presidente francese ha fatto gelare il sangue delle vene al governo italiano dicendo alla stampa che «i centri di primo ingresso saranno solo in Italia e Spagna». In effetti, il suo ragionamento non fa una piega: «E' il Paese sicuro più vicino che deve essere scelto come porto di approdo – ha spiegato – le nostre regole di responsabilità sono altrettanto chiare: si tratta del Paese di primo approdo nell’Ue. In nessun caso questi principi sono rimessi in discussione dall’accordo». Insomma se vittoria c'è stata è una vittoria di Pirro ed a pagarla sarà soprattutto l'Italia (e la Spagna). Altro che vittoria dell’idea d’Europa sui nazionalismi, questa è ancora una volta una vittoria francese (con buona pace di Conte e Salvini). Anzi, diciamolo più chiaramente: è una disfatta su tutta la linea per l’Italia.