“Si vedono i primi dati positivi, ma del tutto insufficienti”.  “Non è più il Sud ad aver bisogno dell’Italia, è l’Italia ad avere bisogno del Sud”. “Non esiste il Sud, esistono i Sud”. E soprattutto: “Il 15 settembre il Pd presenterà un masterplan per il Sud”. Correva l’8 agosto e questo era l’impegno del premier Matteo Renzi in Direzione nazionale del suo partito dopo i dati del contestatissimo Svimez. Oggi è il 15 settembre ma non è stato presentato alcun masterplan.

In mezzo c’è un’estate di attacchi a  beni, terreni e aziende confiscate alle mafie. Ci sono i numeri della “povertà educativa” nel Rapporto di Save the Children alla riapertura delle scuole: “Le ragazze e i ragazzi meridionali sono maggiormente svantaggiati sia in matematica che in lettura rispetto ai coetanei settentrionali: la percentuale delle ragazze che non raggiungono le competenze minime in matematica è del 32% al Sud, il doppio delle coetanee del Nord (16%) e la stessa differenza percentuale si riscontra per i maschi meridionali (28%) e i loro coetanei settentrionali (14%)”. Proprio nella scorsa settimana è esplosa la questione minorile e giovanile a Napoli dopo l’uccisione del 17enne Genny Cesarano nel rione Sanità.

Censis: Mezzogiorno alla deriva

Il Censis, intervenendo con un dossier sullo sviluppo territoriale a Expo, così ha ricostruito la situazione del Sud dagli anni ’70 in poi: “Negli anni 2010-2014 il Pil del Sud ha registrato una riduzione dell'8% in termini reali, quasi quattro volte peggio rispetto al Nord-Ovest (-2,9%) e al Nord-Est (-2,7%), e quasi il doppio rispetto al Centro (-4,3%). I dati testimoniano i rischi di una fase terminale di una secessione di fatto del Mezzogiorno avviata nel nuovo millennio, visto che anche nel precedente periodo 2000-2010 il Sud ha perso il 3,3% del Pil, mentre l'economia del Nord-Ovest è cresciuta del 5,2% e quella delle regioni del Centro del 7%. Ma in passato non è stato sempre così. Negli anni '70 il Pil del Mezzogiorno ha registrato complessivamente un +46,4% in termini reali (una crescita maggiore del +45,2% della media nazionale e del +34,1% del Nord-Ovest). Anche negli anni '80 il Pil del Sud è cresciuto più che negli altri territori: +30,2% rispetto al +26,9% della media nazionale, al +24,4% del Nord-Ovest, al +25,1% del Nord-Est e al +29,2% delle regioni del Centro. E pure negli anni '90 l'economia del Sud cresceva: il Pil è aumentato agli stessi ritmi del Nord-Ovest (+13,8%). Al contrario, nel nuovo millennio (2001-2014) il Pil del Mezzogiorno è crollato complessivamente del 9,4%, mentre la flessione a livello nazionale è stata dell'1,1%, il Pil della Ue a 28 Paesi è cresciuto del 17,9% e quello dei Paesi dell'area dell'euro è aumentato del 13,6%”.

Ecco, invece, la situazione Pil e reddito a confronto tra le regioni meridionali “Nell'Inner London il Pil pro-capite è pari a quello di 6 residenti della Calabria (15.200 euro) e comunque vale il doppio di quello dei residenti della Provincia autonoma di Bolzano, che sono i più benestanti d'Italia (40.000 euro). Un residente a Bolzano ha un Pil pro-capite equivalente a quello di quasi 3 calabresi”.

E ancora, ecco come il Sud stia peggio di Grecia, Portogallo e Spagna:  “Quattro regioni meridionali (Sicilia, Campania, Calabria e Puglia) si collocano agli ultimi quattro posti della graduatoria europea per tasso di occupazione della popolazione con età tra i 15 e i 64 anni, al di sotto di regioni come le spagnole Ceuta e Melilla, della Réunion francese e addirittura di tutte le regioni della Grecia e del Portogallo. Tra le prime 20 regioni della Ue per tasso di occupazione non è presente nessun territorio italiano: figurano solo regioni di Germania, Regno Unito, Svezia e Finlandia. Il primo territorio italiano si colloca solo all'86° posto nella graduatoria europea: è la Provincia autonoma di Bolzano, con un tasso di occupazione del 70,8%. E bisogna scendere al 130° posto per trovare la seconda regione italiana nella graduatoria: l'Emilia Romagna (66,3%). Le regioni meridionali (in particolare, Calabria, Campania e Sicilia, con tassi di occupazione intorno al 39%) presentano valori inferiori alla metà del tasso di occupazione dell'eccellenza europea di vertice, che è la regione finlandese Åland (82 occupati su 100)”.

In questo scenario tutti aspettavano il masterplan promesso dal presidente del Consiglio per oggi. Invece è arrivata Rosy Bindi a dirci che la camorra è parte costitutiva della nostra storia. E per il Mezzogiorno, da Roma in su, è notte fonda.