Una relazione (di qualunque tipo) crea dei ruoli che a volte restano immutati per anni e che producono una rete complessa alla base del sistema-relazione a cui siamo abituati e – non di rado – affezionati.

Cosa succede quando una relazione, per motivi diversi, non affronta alcun cambiamento per anni e poi, improvvisamente, tutto viene travolto da un unico evento che scardina quel sistema che avevamo imparato (o ci eravamo adattati) ad amare?

La scelta che ci viene proposta in quel momento è: continuare e affrontare il cambiamento, oppure abbandonare la nuova relazione prima ancora che possa evolversi in un nuovo "sistema".

Questa è la situazione proposta dal settimanale D-Repubblica.

Una giovane donna di 25 anni si invaghisce di un suo collega. I due si incontrano in ufficio nel periodo in cui lui si ritrova a seguire lì un corso di formazione, al termine del quale tornerà nella sua città dalla sua famiglia.

Lei ha sempre saputo che lui era sposato e che aveva dei figli perché lui ne parlava spesso, eppure una sera decidono di uscire a cena e la relazione clandestina ha inizio. Continua per dieci anni nel corso dei quali lui le dice sempre che quello "non è il momento", che "i figli sono ancora troppo piccoli" e che soprattutto "lui ama solo lei".

Dopo dieci anni di bugie, inganni, incontri fugaci seguiti da lunghi mesi di dolorosa attesa (non sempre solitaria) lui rivela tutto alla moglie e si imbarca per il tortuoso viaggio della separazione legale.

Intanto le vengono presentati i figli di lui che pure dovranno essere conquistati.

Lei dovrà lasciare il lavoro, trasferirsi nella città di lui, perché non vuole allontanarsi dai figli, quindi si ritroverà a vivere nelle vicinanze della (ex) moglie.

Mentre tutti questi cambiamenti sono in corso lei vola a Londra dove sostiene un colloquio e firma il contratto. Una decisione che lei riconosce essere stata impulsiva.

In altre parole: lo lascia.

"Grazie per aver lasciato tua moglie, aver fatto tutti quei difficili discorsi ai tuoi figli. Grazie, ma io non ce la faccio più e me ne vado."

In questo caso lei, che era "l'altra", si sarebbe ritrovata ad essere la compagna ufficiale dell'uomo tanto desiderato.

Un passo avanti – diranno alcuni – una conquista, eppure lei ha deciso di chiudere e voltare pagina.

Onestamente non so cosa dire a riguardo.

Probabilmente sarebbe stato meglio decidersi prima di sciogliere una famiglia, ma onestamente non riesco ad immaginare lo stato psicologico che può essersi creato dopo dieci anni in cui questa relazione così totalizzante è rimasta in stallo, sempre uguale a se stessa, senza affrontare i piccoli cambiamenti e le numerose evoluzioni di ogni giorno.

Mi interessa la vostra opinione su questo, conoscere le vostre esperienze e il vostro punto di vista.

Per il momento: Fate i bravi!