"Pino è"… un luogo comune, purtroppo sembra essere proprio così per le imprese che col suo nome lavorano e incassano soldi. Dal product placement alle campagne di sensibilizzazione, sfruttando la sua popolarità e dando meno lustro alla sua dignità. Ho letto con attenzione le critiche che sono partite su Facebook e Twitter circa il concerto realizzato in suo onore, e non ho potuto risparmiare le mie osservazioni. Per chi ha amato le sue canzoni, è stato uno scempio vedere le sue opere intonate da altri cantanti italiani, che sono lontani dalla sua complessa personalità artistica.

Le note di Pino erano arrangiate su jazz e blues, molti pezzi erano mixati in bossa nova, e per questo genere musicale occorre un tipo di voce particolare. Si studia per diventare cantautori, si studia anche per beccare le note e l'accento napoletano. Ma chi si impegna a realizzare un prodotto "pop" della musica italiana "leggera" e cerca di adattarla al blues fa solo gaffe vistose. Sono critica perché amo Pino Daniele e lo ascolto da quando avevo sette anni, ma anche perché da quest'evento sono stati ricalcati stereotipi su Napoli, che proprio non riesco ad accettare in una società moderna.

In Italia, quando si racconta della città partenopea si è ancora retrogradi. Per entusiasmare il pubblico di teenagers ancora si parla "della pizza, del sole e del mandolino". Si paragona il quartiere Prati di Roma con quello della Sanità, una figuraccia vistosa di Brignani, fatta per esaltare cosa? Una diversità che sarà sempre presente tra due mondi complessi? E' un ossimoro praticamente inutile. Poi c'è stato Jovanotti, che con un accento forzato ha salutato il pubblico con "Cia' guagliú", tipica espressione di Pino. Probabilmente qualcuno mosso dai sentimenti nostalgici, l'ha fatta passare per buona, io per buonismo. Sarò critica, ma il mio pensiero è questo. Non posso mettere in crisi le performance di artisti che sono stati invitati a svolgere un ruolo ben preciso, ma sicuramente l'idea del mixaggio di stili in uno solo, si. Non è possibile omaggiare Napoli e Pino Daniele, da persone che non conoscono affatto questa realtà.

Il popolo napoletano ha valori sacri…

Probabilmente, le società d'eventi che organizzano queste iniziative ricalcano anch'esse lo stereotipo nato intorno all'icona, ma trascurano che per il popolo napoletano si tratta di una vera e propria reliquia. Pino è sacro e non si tocca. Non lo si può imitare. Forse, solo il suo pubblico lo avrebbe potuto cantare… E' questa la verità, la sua musica ha cambiato intere generazioni. Portatore di valori sani e di lotte popolari, se non fosse esistito, probabilmente il popolo napoletano non si sarebbe mai identificato così tanto con la sua città. E Napoli non è solo quella realtà raccontata negli Anni Ottanta, è una città complessa, ma una metropoli in continua trasformazione, dove la cultura classica si sposa alla perfezione con quella moderna. Il popolo napoletano è molto legato al concetto di "fede" e non tradisce i suoi valori, per questo la trovata mediatica ha fallito e nella memoria collettiva resiste solo l'originale cantautore, ovvero il cantante di blues.