In vista del #socialbookday del prossimo 15 ottobre 2016, vi raccontiamo la storia di un giovane editore di Pomigliano d’Arco che del libro ha fatto la propria ragione di vita, trasformando una passione in un lavoro e investendo in un campo che, da un paio d’anni, vive in sofferenza e impoverimento culturale.

La storia di Domenico Cosentino ha quasi un ché di eroico per i nostri tempi: l’amore per la lettura e per la scrittura, la passione per le edizioni ben curate. Questa è il racconto di un giovane imprenditore che trasforma l'amore per i libri, in un lavoro.

Crisi dell’editoria e calo dei lettori. Cosa spinge un giovane imprenditore ad investire in una casa editrice?

"Non so cosa spinge un giovane imprenditore, ma posso dirti cosa ha spinto me e Giovanna Colitti a creare una casa editrice. Di certo non il pensiero di arricchirci, o di diventare famosi, o di passare delle nottate spensierate alla ricerca dell’arca perduta.

Ci capitavano tanti libri che valeva davvero la pena leggere, ma non trovavano una strada. Il nostro più grande rammarico era non poter dare agli altri probabili lettori la chance di scoprire quanta bellezza nascosta ci sia in Italia. Insomma pubblicare i libri che ci suscitavano delle emozioni".

Come nasce la passione editoriale?

"Ho sempre avuto un amore smodato per i libri. Entrambi i miei nonni leggevano molto e mi regalavano libri che da piccolo non leggevo. La lettura è venuta dopo, da adolescente, durante un viaggio in cui mi sentivo solo. Poi è venuto l’amore per le edizioni curatissime del dopo guerra, per le tipologie di carta, per la rilegatura".

Dall’e-book al e-ready, sta morendo il cartaceo?

"No l’e-book non è mai decollato, ci sono dei nuovi dati che lo dicono non io. Lessi qualche settimana fa un articolo che parlava di una caduta di vendite del libro digitale. Anche noi abbiamo fatto qualche e-book, più per pubblicità che per esigenza, i nostri lettori ci cercano proprio per le nostre edizioni particolari, non ha senso riproporre i nostri lavori in un formato che non dà spazio ai cinque sensi.

È stata una delle tante mode passeggere, come la sigaretta elettronica. Io faccio sempre questo esempio. Se mi scelgo un vizio voglio che lo sia fino in fondo, non voglio un surrogato, o un qualcosa che faccia meno male. Se voglio leggere un libro non voglio strisciare il dito su un monitor, ma voglio toccarlo. Passo troppo tempo impegnato sul computer o con il cellulare (chi dice più cellulare? Ora sono tutti smartphone, sono già vecchio). Quando sto svaccato sul divano, o nel mio giardino in montagna voglio concedermi il lusso di un libro vero e proprio, non di un suo surrogato".

Cos’è oggi la comunicazione?

"La comunicazione è tutto. La comunicazione è troppa e quindi si perde l’informazione. Una notizia, un libro nuovo, si perde nel marasma delle notizie che circolano, dei libri che vengono pubblicati. Noi a malincuore siamo presenti sui social giusto il minimo sindacabile, per informare i nostri clienti sulle novità e sugli eventi che organizziamo".

Sempre più spesso, molte persone si improvvisano scrittori. Chi è, secondo te, il vero autore?

"Eh domanda da un milione di pesos. L’autore perfetto è quello che ti emoziona già nell’ incipit. Leggi dieci righe e pensi che sia il libro giusto per te in quel momento della tua vita".

La tua casa editrice come seleziona i manoscritti da pubblicare?

"Vi dico invece quelli che scartiamo. Scartiamo i libri degli autori che ci scrivono in continuazione fingendosi amiconi, che vogliono assolutamente incontrarci ma che sono sempre impegnati quando organizziamo gli eventi. Scartiamo i libri che ci arrivano in e-mail senza una lettera di presentazione, senza un buongiorno nel corpo della mail. Scartiamo i libri che non ci piacciono o gli autori che ci scrivono “Le mie poesie hanno 500 mi piace su Facebook”.

 Che tipo di editore sei?

"Non sono un editore, questo mi salva. Non vado alle fiere, non cerco di fare l’amicone con gli altri editori, non cerco collaborazione perché so che è una guerra tra poveri e tutti sono pronti ad accoltellarti alle spalle. Io faccio poche cose. Leggo molto, seguo blog di persone interessanti, vado a diverse letture. Insomma giro di nascosto per scoprire qualche autore che possa piacere. Quello che dovrebbe fare un editore credo, scoprire e pubblicare scrittori".

Che tipo di scrittore cerchi?

"Non cerchiamo più scrittori. Lo dico qui perché so che dopo la pubblicazione di questa intervista ci scriveranno in tanti con i loro manoscritti fantasy, o saggi storici, insomma robe che noi non pubblichiamo.

Ma poi un editore che scrive robe è da mettere alla gogna".

A che tipo di lettore miri?

"Al lettore che compra 30 libri l’anno, che è un appassionato, che non si fa il selfie con il libro in mano lo posta su Facebook e poi regala il libro alla madre".

Secondo te quali possono essere dei piani o delle strategie per salvare e tutelare l’editoria?

"Non pubblicare più libri. Ce ne sono già troppi in circolazione e ci sono ancora tanti classici bellissimi da leggere".