Un ferito siriano salvato dalle macerie arriva in un ospedale di fortuna nella parte orientale di Ghouta. Fotografia: Hamza Al–Ajweh / AFP / Getty Images
in foto: Un ferito siriano salvato dalle macerie arriva in un ospedale di fortuna nella parte orientale di Ghouta. Fotografia: Hamza Al–Ajweh / AFP / Getty Images

Come descrivere ventiquattro ore della vita di una donna a Ghouta sotto le bombe che hanno lasciato un campo di desolazione? Nevine 38 anni è madre di due bambini, rispettivamente di 11 e 6 anni. Fa parte di un gruppo di donne siriane, Women Now For development, che si occupa di vedove e di spose scomparse. Giovedì scorso ha postato su WhatsApp dei messaggi vocali per raccontare la sua vita da sopravvissuta. Un racconto crudo e drammatico di una realtà diventata disumana da troppo tempo.

Non c’è più nessuno per le strade. Gli abitanti sono usciti per tentare di trovare qualcosa da mangiare. Qualche mercante ambulante con carrelli di frutta e legumi, fa su e giù cercando di guadagnare qualcosa.

Giovedì, Ore 08:00: «Il mio cuore sta per esplodere”

“Sono appena uscita dal rifugio sotterraneo dopo una notte atroce. Sono piena di dolori a forza di essere raggomitolata sul pavimento del rifugio. Siamo stretti come sotto aceti. Ci sarà almeno una cinquantina di famiglie. Gli uomini da una parte: le donne dall’altra, con dei bambini. Sono riuscita a dormire appena un paio d’ore con mia figlia di 6 anni tra le braccia. Sono stupita di come alcune persone riescano a dormire nonostante la furia dei bombardamenti. Quando i barili esplosivi piovono dal cielo, ho la sensazione che il mio cuore sta per esplodere.

Per combattere l’effetto della pressione sulle orecchie, apro ogni volta la bocca. È quello che ci hanno insegnato a fare. Forse stringendoci tra noi, troveremo una posizione più comoda, mia figlia e io. È davvero strano vedere come faccia bene vedere la luce del cielo dopo quattro giorni di reclusione sotto terra. Anche per qualche minuto”.

Ore 10:30: “Proiettili mai visti”

“Silenzio. Gli spari hanno cessato da qualche minuto. Gli spari sono cessati da qualche minuto ma ogni volta che esco per strada, ho l’impressione di essere in una nuova situazione. Tutto è trasformato. Vedo persone che vanno da un edificio all’altro in cerca dei propri famigliari. Non ritrovano la loro strada perché le case sono sparite. Le macchine sono esplose in diversi pezzi. Da quattro giorni l’escalation è senza precedenti, i bombardamenti sono continui. Giorno e notte. Vengono utilizzate armi nuove: si sentono esplosioni che non conoscevamo.

Dei proiettili mai visti cadono dal cielo con i paracadute. Degli elicotteri lanciano barili esplosivi con nuovi materiali e degli aerei lanciano missili. Osservo tutto dalla piccola finestra di ferro, l’unica apertura dal sottosuolo. La distruzione implacabile prosegue notte e giorno. Dopo cinque anni, credevamo di aver perso l’abitudine. Il regime non ha mai cessato i bombardamenti su Ghouta.  Ma dall’inizio di quest’anno, si sono intensificate. I bambini non vanno più a scuola, la gente non può più lavorare. Gli umani si nascondono”.

Il fuoco si propaga in un edificio dopo un bombardamento. Fotografia: Qusay Noor / agenzia Anadolu / Getty Images
in foto: Il fuoco si propaga in un edificio dopo un bombardamento. Fotografia: Qusay Noor / agenzia Anadolu / Getty Images

13:40: “Immaginate la fame”

“Non c’è più nessuno per le strade. Gli abitanti sono usciti per tentare di trovare qualcosa da mangiare. Qualche mercante ambulante con carrelli di frutta e legumi, fa su e giù cercando di guadagnare qualcosa. Ci alimentavamo di giorno in giorno, già impoveriti.

Nessuno ha più riserve. Ora che non si può nemmeno uscire, immaginatevi la fame! Ci sono famiglie che non mangiano da due giorni. In certi rifugi, i pasti sono consegnati in quantità talmente insufficienti. Quando si arriva all’equivalente di un pasto al giorno, è festa. Occorre quindi fare delle scelte tra le persone che vanno nutrite. I genitori danno la priorità ai loro bambini e si ritrovano loro stessi affamati”.

13:50: “tutti i legami spezzati”

“Il pane è introvabile, mentre fa parte della base della nostra alimentazione con le olive, l’insalata, le uova, il formaggio…i forni non funzionano più. Sono bersagliati da lui [lui è ovviamente Bashar al Assad]. Stessa cosa per gli ospedali chiaramente colpiti, come i locali di aiuti sociali nella città. Ogni luogo di raduno politico è minacciato. L’obiettivo del regime è di spezzare tutti i legami… Che Dio sia con noi (alcuni rumori di bombe interrompono il messaggio vocale)…”

LA MAPPA:

15:00: “In punta di piedi”

“Ogni volta che entro ed esco dal rifugio, lo faccio in punta di piedi. Siamo talmente stretti che non c’è spazio per avanzare. Abbiamo paura di camminare sopra la mano di un bambino che dorme.”

16:30: “Nessuna copertura”

“Fa molto freddo. Ancora di più sottoterra. Stiamo strettissimi. Pur avendo lo spazio per dormire, non possiamo sdraiarci per terra per quanto è umido. Nessun materasso o tappeto e nemmeno coperte. Dall’inizio dell’assedio, cinque anni fa, ci scaldiamo con il legno. Lo abbiamo tagliato e recuperato nei campi. Lo abbiamo anche recuperato da vecchi mobili di case distrutte o abbandonate. Ora però, non possiamo più cercarlo con tutto quello che cade dal cielo.”

Venerdì, ore 7: “Non c’è più carburante”

“Non sono potuta tornare più presto. Il mio telefono era carico. Il piccolo generatore che ci permette di ricaricare i nostri telefoni e aver qualche piccola luce nel rifugio non ha più carburante per funzionare. Sono all’ospedale dove mio marito medico, tenta ancora di salvare vite. Cercherò di lavarmi, forse riuscirò a dirgli qualche parola: non lo vedo da qualche giorno. Voglio rassicurarlo sui bambini.

7:50: “Bombardamenti faticosi”

“Torno vicino ai bambini. I bombardamenti sono faticosi. Mi chiedo a volte se non sia meglio morire che continuare a subire i bombardamenti. Non so quanti anni ho preso nelle ultime ventiquattro ore.”

Fonte: Libération, Reuters