di Shorsh Surme

Continuano morte e distruzione nella città curda di Afrin per mano dell’esercito del “sultano” Recep Tayyp Erdogan. All’alba di oggi i militari turchi, insieme ai gruppi siriani ribelli loro alleati, hanno condotto un’offensiva militare nell’enclave curd-siriana per ottenere il controllo dell’area di confine e allontanare i combattenti delle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg), ala armata del Partito Democratico (Pyd) . Ormai il presidente turco considera tutti i curdi potenziali terroristi. Ma la cosa incredibile riguarda l’atteggiamento che Erdogan ha riservato verso l’avanzata delle truppe governative siriane nella regione di Afrin, dal momento che ha avvertito che Ankara non accetterà alcuna interferenza da parte di Damasco. Erdogan ha infatti dichiarato che “Bloccheremo la via di coloro che vengono per portare aiuto dall’esterno della città o della regione”, dimenticando che la città di Afrin si trova in Siria e non in Turchia. Certo, che per i curdi trattare con il proprio aguzzino, Bashar al-Assad, è doloroso, ma non potendo affrontare uno dei potenti eserciti della Nato qual è quello Turco dovevano trovare una soluzione per proteggere la popolazione civile. Damasco ha risposto all’appello delle forze curde di difendere il confine inviando miliziani e militari. Tuttavia i civili della regione continuano a sopportare il peso della violenza, ed i bombardamenti turchi iniziati un mese fa hanno già causato la morte di centinaia di persone tra cui donne, bambini e anziani. Non dobbiamo dimenticare che tutto questo sta accadendo nel Kurdistan siriano (Rojava), con la presenza sia di russi e che di americani.