Ci risiamo. Come sempre siamo un popolo di tifosi e di esperti: dal calcio alle riforme istituzionali, pronti a dire la nostra e convinti di avere ragione. A batterci con energia per dimostrare di essere dalla parte del giusto. Come se fosse una battaglia tra noi stessi e il resto del Mondo. Guerrieri da tastiera, nella migliore delle ipotesi.

Ora è il momento di pontificare sulle bombe, sui morti nella striscia di Gaza. Sul sangue e le paure.

O si è ultrà Israeliani a tutti i costi, dimenticando quello che subito il popolo palestinese, le umiliazioni e le deportazioni.

O si è con i terroristi, dimenticando che Israele ora si sta difendendo, che i terroristi hanno provato anche a colpire delle centrali nucleari (sapete, vero,  cosa potrebbe succedere anche in Italia e le conseguenze per il nostro Paese?).

Forse la verità, come sempre, sta nel mezzo. In quella striscia di terra umiliata da un lato e dall'altro delle trincee. Nei volti spenti dei genitori di quei bambini morti, nella polvere che copre città e vite. La verità forse è negli occhi di chi ora anche in Israele teme per di perdere le persone che ama. La verità forse è nelle esplosioni che fanno tremare gli animi. Forse la verità basterebbe chiederla ad un cittadino palestinese o israeliano. Forse vi diranno la stessa cosa: fermatevi. Tutti.

Questo gagliardetto in foto è un regalo. Me lo diedero dei ragazzi palestinesi, miei coetanei, nel 2012 ad un campeggio Iusy. E' a loro che ho pensato in queste ore. Non ricordo i nomi. E neanche i loro volti. Ma sarebbe bello un giorno rincontrarli.