Nessuno si assume le proprie responsabilità ed è un problema grosso. L'eliminazione alle qualificazioni mondiali della Nazionale Italiana di Calcio è solo la ciliegina sulla torta di un problema e di un disagio della nazione molto profondo. E' di per sé un evento storico, perché è l'unica nazionale campione del mondo a non qualificarsi per Russia 2018, perché è successo per la prima volta dopo 14 mondiali e 60 anni ed è di fatto il primo grande evento sportivo che ha accomunato tre generazioni: mai si era visto un mondiale senza Italia.

I numeri però dicono che il calcio è solo uno dei problemi, seppur il più grosso per motivi economici. La realtà delle cose è che in Italia lo sport viene relegato alla nicchia, ad una pratica per salutisti o bambini, ad un avvenimento che serve per sfogo o per far dimagrire e non ci si pone il problema di cosa sia in realtà: lo sport è vita.

L'insegnamento sportivo in Italia è relegato agli anni '60 e ad insegnanti di 60 anni. E' disponibile solo un élite di persone scelte perché solo chi può permetterselo, può farlo e non è un caso che le ultime quattro regioni per numero di iscritti a federazioni sportive siano del Sud e le prime cinque siano del Nord. Una forbice enorme che taglia tutto.

Il giro d'affari dello sport in Italia sfiora i 40 miliardi ma è in mano a persone dalla dubbia competenza. Voi lascereste 40 miliardi in mano a chi non vuole e non sa prendersene cura? Immagino di no, eppure è così e lo si può notare dai risultati dei primi tre sport praticati nel Bel Paese.

A comandare sono calcio, pallavolo e basket. In tutte e tre discipline i risultati degli ultimi anni sono stati atroci, angoscianti, figli di una malagestione dovuta al fatto che le cariche dirigenziali nello sport vengano assegnate per appartenenza politica e non per meritocrazia. L'insegnamento delle scienze motorie nelle scuole italiane, da nord a sud, è pressoché nullo perché gli italiani non ritengono lo sport una parte importante della propria vita. E' un tipo di cultura tipicamente nostrana che sta creando, da oggi in poi in particolare, un danno a migliaia di famiglie perché dalla qualificazione mondiale passava molto più di quanto non si dica.

Il giro d'affari e quindi i fondi che poi il CONI può distribuire alle federazioni, dipende molto dal calcio perché è lo sport più visto e praticato. La mancata qualificazione toglierà al calcio italiano circa 200 milioni seduta stante, più un danno non quantificabile in caso di superamento di gironi e di possibilità di andare avanti nella competizione quindi vuol dire che non solo il calcio avrà meno soldi ma tutte le altre discipline avranno meno soldi con conseguenze su tutti i lavoratori del settore, dai giornalisti agli addetti ai lavori veri e propri.

Non solo: si perderanno introiti di tutto il settore dei viaggi, perché lo sport è la proiezione all'estero del Paese e lo strumento di maggior propaganda al mondo, non a caso tutti i Paesi sotto dittatura puntano tanto sull'affermazione sportiva della propria nazione. Se non ci credete, fatevi una domanda: per cosa è famosa la Jamaica? Tre cose. Bob Marley, Bolt e la ganja.

Occorre effettuare una tabula rasa che annulli tutti i danni fatti fino ad ora, una sorta di indulto che liberi il Paese dai dinosauri che stanno distruggendo un movimento, rovinando i sogni di tantissime persone.

Un amico ieri ha scritto una cosa meravigliosa, un amico che, come chi vi scrive, combatte contro questa vecchia classe che distrugge una gioventù che ha voglia di fare: "Ricominciamo da chi sogna, valorizziamo chi ha veramente voglia di contribuire al cambiamento"

La domanda che dobbiamo porci è un'altra però: l'Italia è pronta a ripartire?