Tommaso Cestrone, l'angelo di Carditello

Quando Tommaso Cestrone aveva aperto i cancelli della, antica dimora borbonica nel cuore delle campagne a sud di Caserta, si era trovato davanti ad un degrado che rischiava di far scomparire dalla memoria collettiva un bene culturale di inestimabile valore storico. Schivo, burbero, riservato ma risoluto, l'Angelo di Carditello si era rimboccato le maniche ed aveva sradicato le erbacce che rovinavano lo splendore dei nobili giardini dedicati al trotto dei cavalli.

Era un uomo delle terre dei Mazzoni, come loro non usava guanti né mezzi termini per denunciare le responsabilità di una politica sorda – quella della Regione Campania – che lascia ai predoni i raffinati marmi, gli infissi e gli ornamenti dell'altra Reggia di Caserta. Mi colpì, quando lo intervistai per un servizio sul degrado della dimora borbonica, la stima che i volontari delle associazioni riponevano in lui – sottolineando più volte nel corso dei nostri colloqui, come fosse stato proprio l'Angelo di Carditello a salvare la Reggia del dimenticatoio della storia.

Tommaso Cestrone è morto nella notte di Natale, portato via da un infarto nel sonno. Forse il suo cuore non ha retto alle numerose aste andate deserte che rischiavano di svendere ai privati la Reggia di Carditello, forse non sono bastate le – che ha visitato il sito e si è fatto carico di trovare una soluzione alla situazione debitoria dell'Ente di Bacino del Volturno, proprietario del bene. Quando muore una persone così forte, resto sempre interdetto. Mi sono sempre chiesto dove prendano la forza persone come Tommaso, che lottano contro gli sversamenti di rifiuti tossici, che fanno ronde civiche, o che subiscono intimidazioni – come Cestrone, a cui venne incendiata la roulotte in cui dormiva che fare la guardia alla Reggia ed evitare che venissero trafugati gli ultimi fregi preziosi rimasti.

Tommaso è un esempio di civiltà. Di passione per la Cultura, quella con la C maiuscola, e di strenua difesa di un patrimonio che si va sgretolando. Lì dove le beghe degli intellettuali fanno perdere tempo e crollare gli stucchi di Pompei, lì dove la vera Reggia di Caserta scricchiola, viene chiusa al pubblico e imbruttita da impalcature che non si sa quando saranno smontate, lì dove chiudono storiche biblioteche e musei, un uomo di campagna -in silenzio- ha preso in mano la situazione e si è dato da fare. Un vero esempio per ministri, archeologi e sovrintendenti. Speriamo che lo seguano.