Il selfie degli Oscar 2014
in foto: Il selfie degli Oscar 2014

A forza di rivolgere compiaciuti l’obiettivo verso noi stessi, l’impresa è riuscita: la parola “selfie” è entrata nell’uso comune. Di più: nel 2015 il termine sarà inserito nello Zingarelli insieme  a neologismi quali “eterofobia”, “svirgolata” e “svapare”.

È giusta la scelta di inserirlo in inglese, la cui accezione indica la dimensione del sé. L’equivalente italiano infatti, richiama tempi nemmeno troppo lontani in cui l’autoscatto era la funzione usata per “starci tutti” nella foto. Insomma, la classica situazione in cui nell’immagine di gruppo dovevamo esserci tutti, fotografo compreso.

Il selfie invece è l’istantanea di noi stessi, dove l’altro diviene spesso un accessorio per mostrare  che bella gente frequentiamo, in che locale siamo, a quale evento stiamo partecipando. Una continua masturbazione dell’ego da postare nei social, rivolta a quella comunità virtuale di amici che, la metà della volte, speriamo di non incontrare per strada.

Inizialmente il fenomeno sembrava confinato agli adolescenti, grazie a cui abbiamo catalogato circa il 90% delle piastrelle dei cessi d’Italia. Il tracollo è avvenuto il 2 marzo 2014, durante la cerimonia di premiazione degli Oscar: uno sciagurato gruppo di attori capitanato da Ellen De Generes sponsorizza un Samsung Galaxy S5 con uno scatto che fa il giro del mondo in pochi minuti.

L’epidemia è partita, lo sdoganamento definitivo è avvenuto come trovata autorale in uno show televisivo.

In Italia non ci risparmiamo: Francesco Sarcina a Sanremo, Ilary Blasi al Premo regia televisiva 2014, Alessia Marcuzzi  sul palco del Coca Cola Summer Festival. Il canale La3 ci costruisce una trasmissione e il selfie approda persino in radio, un mezzo che di certo non si basa sul linguaggio dell’immagine: Radio Due infatti,  affida a Michele Dalai e Camila Raznovich un programma estivo che, proprio come quello di La3, si intitola Selfie.

Il selfie di Vladimir Luxuria, Silvio Berlusconi e Francesca Pascale
in foto: Il selfie di Vladimir Luxuria, Silvio Berlusconi e Francesca Pascale

L’utilizzo del selfie non è più clandestino, confinato alle pareti di un bagno: si diffonde a macchia d’olio, sfruttato come strategia comunicativa dai vip per essere più vicini ai propri fan. Col tempo, la valenza diviene anche politica: da Obama a Renzi fino a Papa Francesco, la galleria degli orrori annovera uno scatto dove, nella stessa preoccupante inquadratura, compaiono Vladimir Luxuria, Francesca Pascale e l’assistente per anziani Silvio Berlusconi.

Il gesto è quotidiano, pratica non solo diffusa, ma vanesia quanto basta per essere consuetudine. Prima i narcisi che non fanno i conti con l’età  li riconoscevamo perché andavano in giro a 40 anni in giacca e Converse; adesso basta dare un’occhiata su Facebook, Twitter o Instagram. Con risultati a volte preoccupanti perché, anche il professionista insospettabile, in curriculum almeno una foto da pirla ce l’ha.

Un vero e proprio rituale entrato a far parte del costume sociale. E se i pakistani non girano più a piazza del Popolo con i soliti mazzi di rose, ma con il bastone per scattare i selfie,  allo Zingarelli non rimane che definirlo “parola dell’anno”.