Sarri-Mancini

Tranquilli, non parleremo di calcio. Né di calci. Dai fenomeni mediatici ai fenomeni da baraccone, l’Italia dei media e l’italiano medio si trovano a braccetto nel dubbio atavico se si tratti di macchina del fango o fango nella macchina dei diritti. Un interrogativo inevaso, ma giù a sorbirci i soloni e le magnifiche sorti e progressive di chi fino a ieri minimizzava i diritti degli altri.

<<Cose da campo e che in campo devono restare>>, dicono da Napoli. <<Cose da camporella>>, rispondono da Milano. Ma in Italia non c’è accordo nemmeno su questo. Nel calcio e in politica, ci sono solo i colori della propria squadra e tanto basta per perdere obiettività e lucidità.

<<Siamo tutti Mancini>> dichiarano i giornali di partito, sferrando il colpo mancino per cavalcare il cavallo con le strisce. <<Vecchia tecnica di comunicazione>>, rispondono le radio partenopee. L'Italia dei media, però, ci casca ancora, segno che c’è un paese da far maturare, prima che cada dal pero: sia riguardo alle gogne mediatiche che ai diritti delle minoranze.

Chi ci va a nozze è l’Arcigay che vede e rilancia le nozze gay, argomento d’attualità nello stadio olimpico Montecitorio. Ci sono diritti importanti da discutere e, quelli sì, meriterebbero un approfondimento e un discorso più serio. Ma in un paese di allenatori e opinionisti, le gogne fanno audience e il calcio, ancora una volta, veicola in modo dicotomico (o sei uno o sei zero, o sei bianco o sei nero, o sei di destra o di sinistra, ecc.) le realtà complesse che né la politica né i media hanno voglia, coraggio o cultura per spiegare. Si finisce così con l’essere tifoso sempre, e non solo quando si parla di calcio.

Ma se lasciamo al calcio, di per sé fallimentare su più di un campo (dalla lotta al razzismo a quella alla corruzione), la sintesi estrema di argomenti complessi, continueremo a ritrovarci un paese di tifosi e non di cittadini.

Tanto da domani tutto sarà dimenticato, dopo il commento da bar che chiunque si sarà sentito in diritto di rilasciare sulla propria pagina Facebook. Perché domenica c’è il campionato, come ogni domenica, ma ti rendi conto che stai invecchiando quando, con nostalgia, ricordi le partite al campetto impolverato di periferia dove se un avversario ti dava del gay, lo invitavi a presentarti sua sorella, un “vaff” reciproco e, a fine partita, tutti a bere birra.