Sono stufo. Continuo a ricevere suggerimenti, consigli, raccomandazioni; addirittura leggo articoli, in cui mi si consiglia di lasciare questo paese.

Risparmio me stesso in primis dal ricordare i vari motivi di tutto questo. Ma ora basta.
Ho vent’anni e rimango in Italia.

Rimango perché ho vissuto i miei vent’anni sotto l’era-Berlusconi e sotto un dibattito politico stantio ed improduttivo. Ne ho abbastanza, voglio che qualcosa cambi e, quando avrò cinquant’anni, voglio guardarmi allo specchio e, se anche non riuscirò a dire “ci sono riuscito”, voglio dire “ci ho provato”.

Rimango perché anche se ho vissuto vent’anni con la stessa condizione dei mezzi di trasporto nessuno può impedirmi di girare il mio quartiere, la mia città od il mio paese. Non ci riusciranno la condizione deplorevole dei mezzi di trasporto pubblici, né i prezzi inabbordabili per i giovani dei fantasmagorici Frecciarossa.

Rimango perché prendo la bici e pedalo, rimango perché mi faccio un’estate in auto-stop.

Rimango. Perché non tutto è una “merda”. Non ho bisogno di scegliere altri maestri perché qui ne ho avuti e ne ho in quantità e, per di più, di qualità. Da Fabrizio De André a Francesco Guccini, dal Generale Dalla Chiesa a Don Luigi Ciotti, da Enrico Berlinguer a Stefano Rodotà, da Italo Calvino a Erri De Luca.

Ho visto Invictus ma non dimenticherò mai Genova.
Nel 2001 non hanno ucciso una generazione perché io rimarrò ancora qui a resistere, a ricordare, a gridarlo al mondo, a tentare di impedire simili barbarie.
Ascolterò sempre quella canzone: “Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare”. Non c’è differenza. Anche io sono Peppino.

Citando De Filippo ci dite: “Fujetevenne”.
Io cito Roberto Saviano e vi dico che: “Uno dei miei sogni era stato quello di rimanere nella mia terra, raccontarla, e continuare, come dire, a resistere.

Rimango perché voglio una laurea che non sia solo un pezzo di carta. Perché voglio un paese che un giorno riconosca le qualità dei miei figli grazie ad un sistema più pulito e meno corrotto. Ma questo è possibile solo se farò valere le mie capacità ed i miei “pezzi di carta” qui dove sono.
Rimango e farò una festa di laurea, perché non starò festeggiando quello che avrò compiuto, ma quello che starò per fare.

Rimango e non lascio tutti soli in un Inferno. Riusciremo a riveder le stelle.

Rimango perché collettività è anche la vicina che ti presta lo zucchero. Per un bambino che vuole fare i biscotti significa tanto.
La collettività l’ho vista nelle scuole, nella mia generazione, nella voglia di alzarsi in piedi di tanti ventenni.

Ascolto gli eroi. Ascolto chi ha dato tutto per questo paese. E li ammiro. E tento di imitarli.

Rimango ma questo non esclude il viaggiare.
Vedrò altri paesi, gusterò altri sapori, mi riempirò gli occhi di diversità.
Imparerò altre lingue, studierò altre culture, parlerò con altre persone.
Guarderò estasiato i progressi delle altre nazioni e criticherò i loro difetti e sbagli.
Lo farò per me, ma anche per la mia casa. Perché sono fortunato ad avere un posto dove tornare, per quanto incasinato che sia, per quanto pieno di problemi.

Rimango perché il cambiamento non lo noti da lontano e ti rifai vivo quando e se avviene.
I sogni di un ventenne diventano rimpianti se si resta a guardare.

No. Io rimango.

Io sono il cambiamento.