Da giorni centinaia di utenti, dopo alcuni articoli sui media, segnalano attraverso la procedura prevista da Facebook la presenza di gruppi inappropriati, in particolar modo quelli che inneggiano allo stragista di Brindisi, responsabile della morta della giovani Melissa Bassi.

Le regole di Facebook sono chiare:

– segnala l’abuso a seconda della violazione;

– un team specializzato (non si sa chi, non si sa dove, in che lingua operi e con quali competenze) dopo un controllo provvede alla cancellazione della pagina;

Nella realtà nonostante la celere procedura prevista dall’azienda di Mark Zuckerberg i tempi sono molto lunghi paragonati al web e addirittura le richieste non vengono assolte neanche quando interviene la Polizia delle Comunicazioni.

Facebook sembra peggiorato nelle sue dinamiche interne di controllo, nel 2009 funzionava meglio, oggi invece sembra dimenticare che il suo core business sono gli utenti che, con le loro interazioni, mantengono vivo il social network.

Sarebbe auspicabile, a tutela dello stesso social network, che ci fosse un team nazionale con competenze diverse capace di intervenire, entro pochissimo tempo, su questioni sia acclarate dal diritto sia in spregio al regolamento che lo stesso Facebook si è determinato.

In caso contrario il rischio è l’aumento dei fake, la diminuzione delle entrate pubblicitarie e l'abbandono del social network da parte degli utenti in favore di Twitter o Google +