scemo chi elegge

I più disillusi, anche a questa tornata elettorale, sono assaliti dal dubbio se votare o meno. Nell'Italia buonista e bacchettona in cui viviamo, si ripete spesso la noiosa retorica che "non votare è un male", come se astenersi fosse un segno di degrado morale, e non lo sia abbastanza invece lo schifo – il vero degrado morale – del panorama politico che viene offerto all'elettore, un panorama "da cani", come le recenti performance di alcuni candidati ci suggerisce.

Se volessimo argomentare i perchè del non voto, avremmo un bel po' di temi a cui attingere, ma qui non mi interessa tanto dare ragione all'una o all'altra posizione, quanto almeno sottolineare che il non voto è una scelta legittima, propria della posizione di chi non vuole essere costretto ad esprimere una preferenza tra cose per cui prova rigetto.

L'aspetto triste di questa vicenda è che, purtroppo, l'astensionismo non interessa nessuno. Nel senso che, qualunque sia la percentuale di astensionismo, in politica si continuerà a parlare di voti della "maggioranza degli italiani" (neanche della "maggioranza degli elettori", che sarebbe minimamente più corretto). Ovvero, anche se votasse solo il 50% degli elettori – visto che non esiste il quorum – ho idea che il massimo dello sconvolgimento sarebbe l'espressione di profondo rammarico di qualche mezzobusto televisivo per il bassissimo afflusso alle urne.

Detto ciò, ammettiamo che  – visto che mi pare inutile non votare – io decida di votare. La scelta è deprimente, e prima che qualcuno possa dire che è qualunquistico affermare che "sono tutti uguali", mi affretto a precisare che no, sono tutti diversi, ma spesso fanno ugualmente un certo ribrezzo. E proprio per non essere tacciato di qualunquismo, spiego brevemente almeno un perchè.

Come ho scritto in un post precedente, il problema sostanziale che deve affrontare chi va in parlamento oggi è l'Unione Europea. Questo i leader politici lo sanno perfettamente – non ci sono verginelle – e tutti i maggiori partiti sostengono la tesi che sia necessario restare nell'Unione. In rete si diffonde a tal proposito la parodia del PUDE (Partito Unico Dell'Euro). Questo argomento, da solo, credo sia sufficiente come segno di malafede (oppure di ignoranza, ma insomma, non so cos'è meglio). L'unico schieramento che sta dimostrando – FORSE – una certa apertura in proposito, è il Movimento 5 Stelle. Anche se, a proposito di aperture, oggi mi tocca persino essere d'accordo con Sandro Bondi (ma dove andremo a finire!!??)

Alla fine, lo dico apertamente, voterò M5S, nonostante molte cose:

– le numerose contraddizioni interne a questo movimento-partito che non ha una solida organizzazione
– il fatto che Grillo & Casaleggio adottino misure di restrizione della libertà di espressione dei candidati (vedi Tavolazzi, Favia, Salsi..)
– il fatto che Grillo abbia contribuito a fare disinformazione sull'Euro, attribuendo la causa della crisi al debito pubblico, parlando di inutili referendum di sicuro fallimento
– il fatto che Grillo continui a gestire, in definitiva, il partito in maniera personale (vedi pubblicità sul suo blog). I militanti dicono che Grillo non è il M5S, ma d'altra parte lui si impone sul Movimento con la "sua linea" (dove sono le decisioni prese democraticamente, quando partono i diktat?), questo crea molta confusione
eccetera, eccetera (tante altre piccole cose sono successe, dal 2006)

Eppure, mi dico, almeno si tratta di un "movimento", cioè ci sono migliaia di persone che non seguono passivamente un leader ma cercano di attivarsi – spesso "nonostante" questo leader che, se fosse rimasto solo un "padre nobile", avrebbe un'immagine ai miei occhi molto più pulita, ora.  Ecco, non è che nutra particolari speranze verso il M5S, ma almeno mi auguro che nel complesso potrebbero mettere un po' di scompiglio nel desolante quadro di unanimità delle maggiori forze politiche.

A questo proposito, credo che sarebbe importante se "la base" del M5S chiedesse ancora con più forza al suo leader o presunto tale, a questo punto, di dettare la linea sulla questione dell'Unione Europea e dell'euro, che da quanto ho inteso è – l'ho detto e lo ripeto – il fattore limitante per qualunque azione politica si voglia attuare nel prossimo futuro. E anche se la linea non la volesse apertamente dettare (per questioni di opportunità politica), ci vorrebbe almeno un maggior impegno sulla divulgazione (lui "che può") e su un fact checking (visto che va dde moda) sulla questione "euro".

Lo so che non mi leggono che quattro gatti, ma questo appello lo butto lì (anche perchè è bello, inizia come una poesiola di Natale): " O Cinque Stelle, volete farvi carico di divulgare agli italiani almeno un po' di verità sulle questioni europee? ". Le elezioni vi andranno male o bene, non so, ma almeno avrete contribuito con qualcosa di utile: un po' più di consapevolezza collettiva. Così, tanto per evitare di continuare a fare gli stessi errori che stiamo facendo dal '79.