Si è conclusa la prima serata del 69° Festival di Sanremo. Ho letto tantissime recensioni, classifiche voti, gradimento, e ho anche seguito il dopo festival. La coppia Bisio-Raffaele non mi è piaciuta, non mi ha strappato mezzo sorriso, ma trattasi di gusto personale. C'è da dire però che Claudio Baglioni, presentatore oltre che direttore artistico del Festival, ha messo insieme un miscuglio di generi interessanti, tutti quelli che rappresentano la musica italiana del momento. E c'è anche la trap!

Ma il rock, signori, rimane sempre per pochi, e quei pochi – sul palco – sono i Negrita.

Il gruppo aretino torna a Sanremo dopo 16 anni con il pezzo "I Ragazzi Stanno Bene". L'esibizione è quasi impeccabile, calma e intensa allo stesso tempo. Il sound è riconoscibile, il testo esprime molto più di quanto le prime strofe, legate alla situazione migranti in italia, possano far intendere. E finché ci sono chitarre c'è speranza, come ha ben scritto questa mattina il pagellista del Corriere.

Testo I Ragazzi Stanno Bene, Negrita

"Tengo il passo sul mio tempo concentrato come un pugile
Sarà il peso del mio karma o la mia fortitudine
Con in mano una chitarra e un mazzo di fiori distorti
Per far pace con il mondo dei confini e passaporti
Dei fantasmi sulle barche e di barche senza un porto
Come vuole un comandante a cui conviene il gioco sporco
Dove camminiamo tutti con la testa ormai piegata
E le dita su uno schermo che ci riempie la giornata
Ma non mi va
Di raccogliere i miei anni dalla cenere
Voglio un sogno da sognare e voglio ridere
Non mi va
Non ho tempo per brillare voglio esplodere
Ché la vita è una poesia di storie uniche
E poi trovarsi qui sempre più confusi e soli
Tanto ormai non c’è più tempo che per essere crudeli
E intanto vai, vai che andiamo dentro queste notti di stelle
Con il cuore stretto in mano e con i tagli sulla pelle
Ma i ragazzi sono in strada, i ragazzi stanno bene
Non ascoltano i consigli e hanno il fuoco nelle vene
Scaleranno le montagne e ammireranno la pianura
Che cos’è la libertà? Io credo: è non aver più paura
Di piangere stasera, di sciuparvi l’atmosfera
E di somigliare a quelli come me
Non mi va…
Di lasciarmi abbandonare, di dovermi abituare
Di dovermi accontentare
Sopra di noi la gravità
Di un cielo che non ha pietà
Pezzi di vita che non vuoi perdere
Giorni di festa e altri da lacrime
Ma ho visto l’alba e mette i brividi, i brividi…"

Per evitare di sollevare un polverone (si sono sempre definiti apolitici e apartitici) i Negrita hanno rilasciato una breve dichiarazione ad Askanews, nella quale spiegano la loro posizione sulla questione migranti: "E’ un argomento molto delicato, noi facciamo affidamento sulla nostra coscienza, pensandola dal punto di vista umano. E’ vero che tutto è politica, ma non è un brano legato ai partiti, un messaggio però c’è ed è di profonda umanità e speranza, ha a che fare più con il sociale che con la politica rappresentata in questi anni in Italia". VIDEO