Matteo Salvini
in foto: Matteo Salvini

Alla luce dei recenti fasti mediatici, è chiaro  che in quest’Italia precaria nel lavoro e nell’ esistenza, esiste una sola certezza: Matteo Salvini. Un vero e proprio punto fermo di queste piovose giornate invernali: accendi la tv, e ce lo trovi. Apri un sito, e spunta una sua dichiarazione. Passi davanti a un’edicola e lo vedi mostrare le padane grazie.

Fino a un paio di settimane fa, una delle poche certezze era l’ottimismo di Alfonso Signorini, unico uomo a cui è venuto in mente di sdoganare la Madia in un immaginario sessuale. A distanza di qualche giorno bisogna invece constatare che si tratta di poca roba rispetto al leader della Lega.

Tanto per iniziare, per il coraggio. Perché c’è chi si vergogna alla sola idea di aver pensato all’ abbinamento pantalone nero-maglia blu, mentre lui se ne va in giro con quelle felpe lì. In televisione per giunta, una volta col vestiario inneggiante all’uscita dall’euro, una volta a quella dei clandestini.

Salvini abbassa i canoni estetici dell’abbigliamento in tv: laddove prima l’eleganza era segno di rispetto nei confronti dei telespettatori, ora l’ospite finge di essere come il pubblico a casa, di essere uno di loro. Non è un caso infatti che la felpa la indossi spesso anche Landini, segretario della CGIL, sindacato storicamente nato a difesa dei lavoratori.

Grazie ai fatti di Tor Sapienza i media sembrano essersi accorti all’improvviso che la gente è populista, ma Salvini e la Lega ci erano già arrivati da prima, e così, mentre qualche anno fa il malcontento generale andava indirizzato contro la casta dei politici, adesso gli riesce la notevole impresa di spacciare per privilegiati gli immigrati che vendono le rose per strada. C’è crisi; evidentemente pure il livello del capro espiatorio si deve adeguare ai tempi.

Il tutto, naturalmente, detto ai microfoni della casta dei giornalisti o conduttori televisivi, pagati cifre esorbitanti rispetto agli affamati colleghi.

La copertina di Oggi
in foto: La copertina di Oggi

Non solo: innamorato di se stesso, si è concesso una copertina piaciona spacciata per ironica.

Persino Renzi non ha mai osato tanto: lui la nella foto in copertina di Vanity Fair al massimo s’era scoperto gli avambracci e aveva arrotolato le maniche della camicia. Salvini invece s’è fatto immortalare sul più popolare Oggi, perché quelli della Lega sono vicini alla “ggente”, coperto di candido piumone e scoperto da cravatta.

Una copertina che è un chiaro punto di non ritorno: l’immagine è divenuta fine a se stessa, ha travalicato la comunicazione pop della politica, che  ibrida la gestione della “res publica” con l’intrattenimento.

All’interno del settimanale, rotto l’indugio e abbandonata ogni parvenza di pudore, il verde vessillo è stato riposto fuori dall’obiettivo del fotografo. E lui così, a tartaruga sottosopra, si è proposto ufficialmente come avversario del premier alle prossime elezioni.

Oggi titola Affidereste l’Italia a quest’uomo? In quello condizioni, a uno che si presenta così nemmeno il cane che non ho, gli affiderei. E tra l’altro manco li sopporto i cani.

È difficile pensare che il "Salvini desnudo” si sia immolato con l’obiettivo di racimolare consensi elettorali. Specie perché negli ultimi tempi ha monopolizzato il piccolo schermo; tuttora sta con le chiappe piazzate in tv dalla mattina alla sera, dove gode dell’incomparabile privilegio di sparare semplicismi in libertà e, allo stesso tempo, essere reputato persino un interlocutore credibile. Nasce quasi il dubbio che le foto siano state scattate come puro compiacimento.

Evidentemente spinto da un ego ipertrofico, Salvini vuole comunque mostrarci una volta di più di essere come noi, con la pancia di chi ha mangiato a troppe sagre e, pur saltando al grido di “senti che puzza, stanno arrivando i napoletani”, non è riuscito a smaltire. Magari l’operazione simpatia ci fa dimenticare i suoi slogan falsi, tipo il caro adagio per cui gli occupanti abusivi sono quasi tutti clandestini, oppure le invettive contro il sud Italia, le uscite razziste mascherate da pragmatismo, il continuo parlare di Europa collezionando però assenze su assenze a Strasburgo.

Ma finché il cervello ci permetterà di pensare per subordinate, no grazie.