Pomodoro San Marzano

Avete mai sentito parlare di persone morte dopo aver mangiato il Parmigiano Reggiano o di casi in cui alcuni bambini sono nati malati perché i genitori mangiavano 100 grammi alla settimana di prosciutto San Daniele? Scommetto di no.

Comprereste il San Daniele, il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano o il Prosciutto di Parma (per limitarci alle filiere più grosse) se nelle loro confezioni ci fosse un enorme bollino con scritto "ottenuto con mangimi OGM"? Se la vostra risposta è no, cominciate a non farlo già da oggi, anzi, iniziate ad abbandonare una buona fetta della "produzione di qualità"dell'agroalimentare italiano, quella di cui ci facciamo vanto in tutto il mondo.

Se non avete sentito parlare di persone morte avvelenate dai nostri prosciutti e formaggi di qualità o di bambini e successivi discendenti nati con qualche malattia genetica perché i genitori mangiavano il San Daniele è perché ciò non è mai successo. Eppure gli animali da cui i nostri produttori traggono questi alimenti di alta qualità sono nutriti con tanta soia. L'Italia importa quasi il 90% della soia destinata al nutrimento degli animali. Buona parte della soia che i nostri bovini e i nostri maiali mangiano è ogm.

Ovviamente non voglio fare terrorismo alimentare né accusare la stampa di nascondere le notizie. Quel che leggerete, il cui spunto è dato dalle vicende di attualità, sarà piuttosto una difesa dell'uso degli ogm anche nel nostro sistema agricolo, non solo perché in alcuni casi potrebbe essere salutare alle nostre produzioni, ma anche per rispetto alla logica e al buonsenso.

La Fondazione Diritti Genetici presieduta da Mario Capanna ha lanciato da un po' di tempo un appello al Parlamento e al Governo affinché l'Italia applichi la c.d. Clausola di salvaguardia, secondo la quale (riassunto dal sito Efsa)

uno Stato membro può invocare una specifica clausola di salvaguardia per vietare temporaneamente la coltivazione o l’uso di un OGM nel suo territorio sulla base di timori scientificamente fondati relativi alla sicurezza dell’OGM stesso. Per ricevere assistenza nel processo decisionale di natura legislativa, la Commissione può chiedere all’EFSA di formulare un parere scientifico in merito alle informazioni presentate dagli Stati membri. In questi casi il gruppo GMO dell’EFSA fornisce una valutazione, sotto forma di parere scientifico, delle nuove prove fornite dallo Stato membro.

Tutto è nato dopo che il Movimento Libertario aveva annunciato l'intenzione di seminare il mais Mon810 (a tal proposito, la Corte di giustizia Ue ha da poco dato ragione all'agricoltore italiano Giorgio Fidenato che voleva coltivarlo senza richiedere autorizzazioni e torto allo Stato), un tipo di maisBT il cui Dna è stato ingegnerizzato con un  gene proveniente dal bacillus thuringeniensis (da cui BT)che codifica una proteina tossica per la famigerata piralide, una farfallina la cui azione è in grado di rovinare la qualità del raccolto: le sue larve infatti scavano dei piccoli tunnel nella pianta nei quali si formano delle muffe che producono delle tossine (micotossine), alcune delle quali, le fumonisine e le aflatossine, sono  pericolose per l'uomo e per gli animali. Queste tossine possono "passare" anche nel latte o negli altri alimenti prodotti con animali nutriti con mais contenente fumonisine. Il problema della piralide non è dunque un problema legato alla quantità: produrre un mais più sano e potenzialmente meno pericoloso per l'uomo è un problema di qualità in cui l'utilizzo di sementi ingegnerizzate potrebbe essere di forte aiuto per la riduzione del problema. Sottolineo questo aspetto perché uno dei cavalli di battaglia del movimento anti ogm italiano è proprio legato al fattore qualità. Come viene ripetuto più volte, e come si può leggere anche nella petizione della Fondazione diritti genetici:

Il patrimonio agroalimentare italiano è unico al mondo per qualità e tipicità.

L’eventuale coltivazione di piante transgeniche in Italia metterebbe seriamente a rischio l’integrità delle produzioni agroalimentari del nostro Paese, la loro unicità nello stretto legame con i territori, nonché gli interessi dei consumatori e degli stessi produttori, che in più occasioni si sono dimostrati contrari all’introduzione di organismi geneticamente modificati.

Qualità/Quantità. L'esempio della piralide dimostra il contrario: il patrimonio qualitativo della produzione italiana di mais è già a rischio, anzi, è già pesantemente colpito, e non per colpa degli ogm che, al contrario, in alcuni casi come questo potrebbero essere d'aiuto. Avere una pianta che, rispetto a quella di partenza, ha l'unica differenza  di essere più resistente agli attacchi di insetti e pesti o di meglio adattarsi alle condizioni climatiche non è forse lo scopo di qualsiasi intervento umano nella storia dell'agricoltura? Quale sarebbe lo smacco alla qualità? Perché un incrocio "naturale" (forzato dalla mano umana) dovrebbe essere di per sé qualitativamente migliore ed essere escluso da ogni controllo anche dal lato della sicurezza o della probabilità di contaminare le altre specie?

Ma che la qualità della produzione italiana non venga intaccata dall'uso piante geneticamente modificate è possibile vederlo anche dall'esempio dal quale parte questo post: i salumi, le carni e i formaggi di qualità, prodotti con animali alimentati con ogm, rimangono produzioni di alta qualità legate al "pianeta Italia", anzi, senza l'utilizzo di soia importata noi non avremo oggi alcuna produzione di qualità e il solo fatto di dover importare quasi tutto il mangime significa che la produzione alimentare italiana ha necessariamente bisogno anche della quantità.

Se, inoltre, l'assunto di partenza fatto dai movimenti anti-ogm italiani fosse vero, perché non promuovere una crociata contro alcuni dei simboli più grandi della produzione di qualità italiana? Perché non dire chiaro e tondo che quei prodotto non sicuri? Perché non chiedere l'applicazione della clausola di salvaguradia?

C'è di più. L'accusa che vede gli ogm buoni per produzioni in quantità ma cattivi per quelle che ci piacciono, ovvero quelle di qualità non ha alcun fondamento.  Se da anni mangiamo prodotti ottenuti da piante modificate con l'utilizzo delle radiazioni  (quanto vi piace la pasta?) senza lamentarci e senza che nessuno, giustamente, gridi allo scandalo o inviti il Parlamento ad utilizzare la clausola di salvaguardia è perché quel che si deve valutare è il prodotto finale non la tecnica usata. Una pianta migliore è una pianta migliore al di là della tecnica usata per crearla. In fondo, l'incrocio "naturale" o la miglioria genetica ottenuta in laboratorio fanno la stessa cosa: cercano di produrre piante migliori per la nostra agricoltura, ma nel secondo caso abbiamo più controllo e interventi più specifici. Serve a produrre di più? Certo. Serve a produrre piante con caratteristiche giudicate migliori? Certo. È quello che da circa 10mila anni fanno gli agricoltori, solo che negli ultimi decenni stiamo ottenendo risultati di gran lunga migliori perché abbiamo affinato le tecniche e acquisito maggiori conoscenze. Siamo passati dai muli alle automobili. Essendo l'agricoltura una delle colonne portanti dell'economia, oltre che della sopravvivenza dell'umanità con importantissime implicazioni ambientali, ha poco senso non parlare di essa in termini di resa ed efficienza ma solo in termini di legame col territorio e con la cultura, come se fosse la sola dicotomia fra colture ogm o "naturali" a determinare in esclusiva questi fattori.

Integrità/Tipicità. Ma l'utilizzo di tecniche di bioingegneria servono solo per produrre di più e fare dispetto alla piccola produzione tipica locale? No, questo è un falso argomento creato ad arte. Prendiamo il pomodoro San Marzano, prodotto tipico italiano (per quanto un pomodoro possa essere tipico nel Mediterraneo), la cui produzione è stata nettamente falcidiata da una virosi a cui non c'è soluzione se non quella di inserire una modifica genetica già sperimentata con successo dalla ricerca pubblica italiana (non dalla Monstanto) ma ovviamente, stante il bando totale degli ogm dal suolo nostrano, non è possibile coltivarla per cui ci dobbiamo accontentare di un ibrido che non è il vero San Marzano. Ma, spostandoci nel Nord Italia, anche il risotto alla milanese è a rischio. Il riso carnaroli è infatti attaccato da un fungo che ne limita la produzione (il "mal del collo"),  e ancora una volta la ricerca pubblica italiana ha trovato la soluzione creando un carnaroli,  modificato con la tecnica del Dna ricombinante, capace di resistere meglio al fungo e di limitare l'uso di fungicidi dunque con un tocco in più per la nostra salute. Sono la dimostrazione di come, in alcuni casi, l'utilizzo di ogm aiuterebbe direttamente anche le produzioni tipiche di qualità aiutando anche a ridurre l'uso di sostanze nocive.

Salvaguardati da cosa? Invocare la clausola di salvaguardia inoltre non è corretto, dato che essa si deve basare su "timori scientificamente fondati relativi alla sicurezza dell’ogm stesso" e dunque, dato che in Europa gli ogm sono sottoposti ad uno stringente iter autorizzativo e di controllo, a nuove prove sulla loro pericolosità. Ad oggi non c'è un singolo studio che faccia neppure velatamente trasparire che il mais Mon810 sia più pericoloso del mais convenzionale o di quello bio. Non solo, in 30 anni di ogm non c'è mai stato neppure un allarme sanitario o alcun caso di avvelenamento in tutto il pianeta. Non siamo di fronte a una situazione di incertezza o a nuove evidenze di pericolosità. Non c'è nulla per cui richiedere la salvaguardia dunque l'iniziativa del Senato e della Fondazione presieduta da Mario Capanna non solo è infondata dal lato scientifico, ma lo è pure dal lato giuridico.

Ma, in Italia, per invocare quella clausola e fare battaglie durissime, perché culturali prima ancora che economiche, contro gli ogm, non servono timori scientificamente fondati, bastano i timori creati dall'ideologia e dalle lobbies (termine che non uso a caso) del conservatorismo antiscientifico, anti-tecnologico e anti progresso impersonate da leader falsamente progressisti  in grado di dettare l'agenda della politica agricola nazionale e che ipocritamente da un lato spendono belle parole affinché si continui con la ricerca e dall'altro la azzoppano irrimediabilmente facendo bruciare i campi in cui si sperimenta.

Mentre noi guardiamo il treno del progresso sfrecciare davanti ai nostri occhi.

Immagine: Wikipedia