Il Salone del Gusto di Torino è ormai diventato appuntamento fisso, non solo per addetti al settore, ma anche – e soprattutto – per curiosi e appassionati.

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Non è solo una carrellata di bancarelle e di Aziende italiane che espongono quella che, a dispetto della situazione attuale, rappresenta ancora un settore di eccellenza di cui l'Italia può andare fiera.

E' una vera e propria esplosione di gusti, di sapori, di profumi, di colori che, esaltando le tante tipicità del nostro territorio, mettono in mostra quell'Italia che da Nord a Sud come da Est a Ovest, a dispetto di tutto e di tutti, lavora e produce e mette la propria passione, vero motore, in tutto quello che fa.

Non starò qui ad elencarvi minuziosamente il resoconto della nostra visita. Lo ha fatto molto bene Michela nel suo blog in un post dedicato, ed essendo molto più precisa di me, ha raccolto e organizzato tutte le Aziende e i sapori che abbiamo testato.

Quello che invece andrò a raccontarvi io, sarà l'aspetto che trovo affascinante di questo evento: il modo in cui tutti i nostri sensi sono stimolati dalla passeggiata tra gli stand.

Pensate ad esempio a trovarsi davanti queste enormi cipolle e ad assaggiare subito dopo gli infiniti modi in cui possono essere cucinate.

E che dire di questo gustoso caciocavallo?

Ma anche gli alimenti meno "attraenti" nell'immediato, come fagioli e peperoncini, possono trovare spazio in eleganti composizioni che diventano vera arte inserita nel gusto.

E  se qui sopra il "piccante" era solo a livello di salivazione, qui sotto non vi immaginate quanto era reale e buonissima questa ‘Nduja calabrese.

In uno stand si ammira questa esplosione di rosso acceso.

E nello stand successivo ecco, sistemati caoticamente ad arte, barattoli e vasetti per riporli.

E che dire di questo Ficaccio? Solo a vedere la confezione viene voglia di portarlo a casa.

Anche il pomodoro più semplice, di un rosso diverso da quelli ammirati finora, trova la sua collocazione.

Così come le tante particolarità presenti, alcune delle quali devono per forza essere scoperte qui. Ad esempio il Mais rosso.

La farina è un elemento di primaria importanza e se poi è presentata in questo banchetto così particolare, ancora meglio.

E se poi si può addirittura provare e toccare, ancora meglio! Peccato che la presenza di bambini e ragazzi sia così limitata. Soprattutto in considerazione del fatto che fino ad 11 anni si entra gratis.

La ritengo un'ottima opportunità educativa che permette di far scoprire ai più piccoli e senza muoversi troppo le tante particolarità e realtà presenti nel nostro territorio attraverso un percorso che è così sensoriale in modo del tutto naturale!

Ovviamente il risultato finale non è stato proprio questo tipo di pane

Ed ecco un altro rosso che ancora non avevamo incontrato. Serviti poi con le acciughe…

Gli insaccati meritano un discorso completamente dedicato.

Spesso ci è capitato di viaggiare in giro per il mondo e sentirci chiedere, magari negli angoli più sperduti, notizie e curiosità a proposito dei nostri prosciutti, e non solo.

Qui, ovviamente ce ne sono per tutti e per tutti i gusti.

Provenienti da ogni regione d'Italia.

Dai più conosciuti e rinomati, soprattutto all'estero.

A quelli più saporiti e dal gusto particolarissimo.

E ricordate… sempre e solo il coltello!

Ovviamente anche i nostri formaggi non sono da meno.

Il tutto accompagnato qua e là da gusti più particolari che certamente non sono presenti tutti i giorni sulle nostre tavole.

Cosa manca ancora per finire?

Ovviamente frutta e dolce. Ed eccoci accontentati.

E per chi avesse ancora un languorino… questo birrificio lo devo proprio presentare. Il simpatico Massimo, oltre ad invitarci ad una degustazione presso il suo Birrificio di Genova, ci dedica addirittura una foto: "adotta temporaneamente un'astemia con patente"… cosa che, siccome non bevo birra, mio marito prima e gli amici dopo, prendono sistematicamente alla lettera tutte le volte che si esce!

Non possono certo mancare le peculiarità famose e rinomate.

Esattamente come quelle meno famose. Questi fichi erano davvero squisiti.

Mille parole e mille foto non basterebbero a descrivere tutto. La serata scorre veloce e ci apprestiamo alla volta del Padiglione Terra Madre.

Qui veniamo avvolti all'istante dall'intero padiglione.

Piacevolmente caotico, rumoroso, musicale, pungente e chi ne ha più ne metta.

Gli stand nordici sono affascinanti e rievocano i nostri tanti viaggi in quelle terre con le infinite strutture in legno con gli stocafissi appesi.

E le sardine affumicate ci fanno pensare a quelle colazioni così saporite.

Al centro è ricostruito questo giardino africano. Ogni passo è un viaggio.

Non più attraverso le regioni italiane, ma attraverso interi continenti.

Tra odori e sapori per lo più sconosciuti, seppur sentiti e magari assaggiati e provati tante volte.

Chi ama viaggiare non può che restare affascinato da questo padiglione che va ben oltre il gusto e il sapore.

I colori più sgargianti e tipici sono affiancati a prodotti della terra che siamo abituati a guardare sotto una forma completamente diversa, come questo frutto del cacao.

Le pelli di renna sui tavoli vengono guardate dalla maggior parte dei visitatori con sguardo reverenziale.

Così come questi formaggi avvolti nelle foglie e proposti nelle versioni più disparate.

E anche qui si riesce a scovare qualche angolo d'Italia.

E' un luogo estemporaneo.

Molto giovane e molto frequentato da giovani. Per lo più viaggiatori che sanno assaporare la vera essenza di questa atmosfera.

Qui sono presenti tanti bambini di ogni nazionalità che giocano e scorrazzano per le corsie in queste per loro interminabili giornate in cui accompagnano i genitori negli stand. Sono aspetti di un viaggio prima di tutto mentale  di cui noi genitori italiani non sappiamo praticamente più nulla. Ma questo è un altro discorso.

Si improvvisano incontri, contatti, creazioni, magari con le foglie di palma come in questo caso. O si mettono in gioco alcune certezze che inconsciamente diamo per scontate: mia figlia si avvicina ad un banchetto islandese dopo essersi accuratamente costruita mentalmente la sua frase perfetta in inglese… per sentirsi rispondere in un italiano perfetto!

L'unico cruccio è che questi stand, a parte i paesi europei, non provengano da aziende che riescono a valorizzare ed esportare i loro prodotti, ma per lo più da progetti internazionali equo solidali o di valorizzazione. La vera vittoria credo sarà davvero un futuro in cui l'economia basata sui soldi saprà riconoscere e valorizzare queste diversità sparse per il mondo e altrimenti destinate a soccombere. E con questi pensieri utopisti… vi lascio gustando un meraviglioso e buonissimo piatto di ostriche!

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