C’è qualcosa che va al di là del bene e del male a cui l’uomo spesso si appella, a volte vi si innalza a promotore e paladino ma mai la difende come merita. E’ l’arte, il gusto del bello. Di tutto ciò che la storia ha avuto la bontà di lasciarci per capire che l’uomo è fatto non solo di futuro e di presente ma, soprattutto, di passato. Un passato mirabile, glorioso ma anche sanguinario e spietato.

L’arte si presenta ai nostri occhi in molte sfaccettature; i palazzi che scorgiamo distrattamente nelle nostre città, le strade che percorriamo e che, come vuole il proverbio, “portano a Roma”. Ed è proprio di Roma che voglio parlare. Ormai questa Capitale magica e maledetta sale agli onori della cronaca per eventi legati a “Er Cecato”, “Carminati”, vigili che non si presentano a lavoro a Capodanno, la costruzione di una ipotetica terza linea metropolitana che, oltre a costare il triplo per ogni km, rappresenta (la conclusione dei lavori) soltanto una speranza lontana dei romani poiché il tratto aperto porta da Stazione Pantano a Centocelle, insomma da nulla e niente.

Roma, però, si affaccia anche nella maestosità della “Grande Bellezza”, dello sfarzo papale e della superbia imperiale. Roma “padrona” ma sa essere anche “ladrona”, Roma che accoglie nelle sue strade un solo museo. Se stessa. Roma, anzi, i romani (e non solo) che l’hanno gestita con il fare del superficiale e del “tangentaro”, usando un eufemismo, non sono stati idonei a portare avanti le meraviglie che da migliaia di anni affascinano il mondo intero.

Oggi parlo di Roma, di una sua piccola parte. Inizio con un viaggio nella magia per condurre inesorabilmente nel baratro del lerciume, del non rispetto delle regole, dello sporco a cui Roma ci sta abituando.

Centro nevralgico della cultura capitolina sono i Musei Vaticani che si stagliano percorrendo Viale Vaticano. Come ogni buon punto di raccolta vi è caos, file interminabili ai cui lati si presentano come avvoltoi: abusivi “bancarellai” che, vendendo ogni sorta di ciarpame, tentano di ammaliare la folla in attesa. Tra questi sono presenti anche individui che garantiscono “salta-file” last minute e biglietti a prezzi irrisori (per la sola visita dei musei e della Cappella Sistina il prezzo ridotto è di 12 euro – in Francia i musei nazionali sono gratis sotto i 25 anni; ndr).

Cominciando al mattino questo viaggio verso le più grandi meraviglie papali, e oltrepassando questa coltre di venditori, si entra finalmente nel cenacolo culturale. Ovvio non tutte le sale sono aperte anzi, il Museo Gregoriano e il museo Missionario etnologico sono chiusi. Il perché viene delucidato da un addetto ai lavori “non so, staranno a ristrutturà”. Non facciamo i pignoli, anche il Louvre, il giovedì, chiude delle sale per mancanza di personale. Continuando il giro si nota anche un brick di succo di frutta lasciato per terra e qualche altra cartina del museo “dimenticata” negli ambienti. Il tutto è gestito anche da abili guardiani che, indaffarati, parlano con il telefono di linea o giocano al cellulare. Ovviamente non possono “lavorare” tutto il giorno.

La visita continua tra il fascino di un arazzo e la meraviglia delle stanze di Raffaello, “La Scuola di Atene” rappresenta la più alta e straordinaria opera presente in questa parte del museo. La climax della visita comincia con alcuni quadri della scuola Romana che, passando per quella Napoletana, portano a magie del Caravaggio e di Leonardo Da Vinci.

La “Sala delle Carrozze” è un altro grandioso esempio dello sfarzo papale, dalle carrozze per il percorso urbano a quelle da viaggio, passando per le auto che hanno visto i pontefici in un bagno di folla. Tra queste anche quella, maledetta, teatro dell’attentato a Giovanni Paolo II da parte del terrorista turco.

Il Museo continua ancora nelle sue meraviglie, organizzato ottimamente procede con una spinta verticale che porta nell’estasi della Cappella Sistina. Luogo sacro, lo si capisce per i cartelli poiché il vociare all’interno viene solo interrotto da rozzi richiami attraverso la filodiffusione. Ecco il “Giudizio Universale”, la “Creazione” e poi, ahimè, l’uscita. Un ultima passeggiata nel museo e via verso la Capitale.

Le foto raffigurano come vengono trattate le strade che conducono all’ingresso del museo (via Santamaura). Ci addentriamo nel caos romano e diamo uno sguardo alle cartacce, alla spazzatura e ai rimasugli che la cattiva educazione lascia sui sampietrini.

 

Altra celeberrima zona di Roma è ovviamente Piazza Barberini che conduce, attraverso via del Tritone, a Palazzo Barberini e poi, seguendo via XX Settembre, si arriva prima al Circolo delle Forze Armate e poi alla residenza del Presidente della Repubblica.

https://www.youtube.com/watch?v=BV0vjuT24gE&feature=youtu.be

Entrando a Palazzo Barberini si scorgono, inizialmente, dei manifesti di una mostra finita l’8 febbraio 2015 sulla destra si sale verso un parco dove le cime degli alberi sono coperte da tele di nylon. Il viadotto del parco è rovinato e presenta diverse buche le quali, in alcuni casi, sono coperte di fango. A fianco a questo giardino ecco il circolo delle Forze Armate dove sul cancello vi è un assoluto divieto di bloccare, aperto, il passaggio. Ovviamente il cancello l’ho trovato spalancato (vd video) per più di 10 minuti e l’ho lasciato aperto alle mie spalle mentre mi avventuravo oltre, in questa passeggiata che mi ha portato al Giardino del Quirinale.

Patrimonio artistico di Roma e del mondo aiutaci a conservarlo nella sua pulizia sanzioni severe per chi lo danneggia”. Questo è l’enorme monito verso chiunque cerca di arrecare danno all’ambiente. Foto e video vi diranno quello che accade in questo splendido punto verde della città, dove non è presente neanche un controllore. Forse avranno la febbre o avranno avuto un permesso dopo una donazione del sangue. L’Avis trabocca di benefattori.

https://www.youtube.com/watch?v=tC8SG25vYoU&feature=youtu.be

Alla fine di questa passeggiata ci si rende conto di quello che si dice da tempo, i problemi di Roma vanno dal servizio pubblico Atac e Ama alla gestione dell’immenso patrimonio che questa città si ritrova. O meglio, che i suoi sindaci e amministratori si ritrovano. Scarso interesse per la “magistra vitae”, ribrezzo per le regole e il loro rispetto portano questo capoluogo di “grande bellezza” ad essere soltanto una città sporca e inefficiente, dove la mattina devi sgomitare per salire su un bus, qualora passi, dove la metro trabocca di gente e dove gli spostamenti durano ore. Due sole linee di metro contro le 16 di Parigi, le undici di Londra, le dodici di Madrid e le quattro di Budapest. Un servizio su ruote che viene a costare, all’onesto utilizzatore (merce rara in città) 150 euro l’anno ritrovandosi ad aspettare in fermate sporche e fatiscenti e sperare che prima o poi passi il trabiccolo, ormai obsoleto, che ci porti in giro per questa città che, di certo, non merita questo lerciume.

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Gaetano Gatì

@Gaetanogati