Eclettico musicista milanese, diplomatosi al noto Giuseppe Verdi, ha subito tentato le nuove vie della musica elettronica, pioniere tra i pionieri d’Italia,  lavora con la Rai ed il CNR di Pisa.

Non tarda ad arrivare  la decisione di “prestare” i suoi capolavori per spot pubblicitari che diventano immediatamente universali,  grazie al suo tocco.

Impegnato in una nuova  sfida, rivolta ad artisti che, più o meno giovani, siano interessati a migliorare, a seguire cioè un percorso di crescita individuale, a coltivare quel terreno profondo che resta per certi versi ancora incontaminato.

Sta per essere così inaugurato "Preparare lo Spazio”,  ovvero una serie di laboratori "per dare voce alle nuove generazioni che vogliono esprimere una musica senza confini" in un’epoca come la nostra, ad un bivio, dove, se da un parte la società appare disgregata, anche a causa dei vari cataclismi socio-politici ed esistenziali  che la stanno sconvolgendo, dall’altra,  vi si respira un desiderio di ascensione che porta ad interpretare se stessi.

Il M° Cacciapaglia paventa la possibilità di una rinascita… un neo-rinascimento a partire dalla necessità di un recupero “sociale” di emozioni e sensazioni…  scopriamo attraverso quali mezzi.

F.F. Dalla musica colta a quella elettronica: un oceano che lei ha voluto attraversare…

Roberto Cacciapaglia: Sono partito dal piano  che avevo solo 4 anni,  avviato da mia madre, a cui devo molto, perché  dopo i primi anni  di svogliatezza, ( un bambino non può comprendere  il valore degli studi di Beyer , Hanon o Clementi!),  ho recuperato il piacere della musica quale fatto sociale, di scambio culturale iniziando a crescere, cioè fondando i primi gruppi giovanili nelle cantine e che mi hanno dato modo di riscoprire il piacere di fare musica. Poi, il conservatorio, l’avvio di una mia personale ricerca espressiva, la collaborazione con la Rai ed il CNR di Pisa: ho potuto mettere in pratica il tutto,  le mie varie inclinazioni hanno preso forma, ho potuto sperimentare il potere del suono…

F.F. In cosa consisterebbe il potere del suono?

Roberto Cacciapaglia: Mi riferisco al  gesto nel suono attraverso cui la vibrazione arriva a chi la ascolta. Ciò vuol dire che, se io ho uno stato di grazia, questo può essere trasmesso ed arrivare al pubblico, cosa che avveniva già nei circoli pitagorici, quando si realizzava  una  comunione attraverso il suono. Parlo di un'emozione che giunge fino alla nostra profondità. In questo modo, tocchiamo degli ambiti che frequentiamo poco nel nostro tipo di società, e cerchiamo appunto di risvegliarli. Siamo un po' come dei “belli addormentati”, non nel bosco, ma nelle città. Chi è in sintonia, crea un’unione. Il mio pubblico è molto variegato, da bambini di 9 anni a d adulti di 93. Questi movimenti di persone così diverse tra loro per gusto ed età  si radunano accomunati dal desiderio di ascoltare una musica che tende ad andare oltre i limiti. Questa possibilità nella musica elettronica permane in un ambiente virtuale. Negli ultimi lavori la utilizzo come una costellazione che gira intorno al centro, allo strumento solista, all‘individuo, alla sua forza e al suo intento.

http://www.youtube.com/watch?v=xdAHEg8RJJg

F.F. In quest’ottica, c’è un compositore che lei  “usa” o a cui si ispira per coniugare passato e presente?

Roberto Cacciapaglia: Ce ne sono tanti, e non sono solo i grandi del passato, come  ad esempio un J.S. Bach, dove sono inseparabili l'emozioni e la mente. Mi vengono in mente anche i canti gregoriani, la musica sacra, e poi  Handel, Corelli, ma al contempo, anche Jimmy Handrix, il concetto appunto di Wild, selvaggio, e i Beatles,  che attraggono come calamita, fino quasi a monopolizzare  la musica dei loro anni. Abbiamo quindi Stockhausen che innova la musica realizzando un’elettronica emozionale, il Beethoven appunto dell’elettronica. Io lavoro sul Quarto Tempo, l’attimo presente, dove, nell'istante, tutto diventa consapevolezza.

F.F. Perché si è lasciato contaminare dal “contenitore pubblicitario”?

Roberto Cacciapaglia: Di certo, è stato un’ottimo veicolo di ricerca oltre che una vera  palestra di vita per me  ragazzo, che ero chiamato a comporre appositamente, anche per mantenermi agli studi. In quel caso, ho imparato ad entrare nella forma rigorosamente determinata da un minutaggio. Recentemente, ho continuato a prestare delle  mie opere preesistenti (n.d.r. si ricordi  Atlantico per lo spot Illy del 2006, o Sarabanda per la Barilla del 2003-2005), che sono state però opportunamente rieditate, secondo lo schema introduzione, sviluppo e conclusione, per le miniature in cui venivano introdotte. Posso dire di avere preso parte al processo creativo, specie nel momento in cui mi sono state presentate delle pubblicità dall’alto valore artistico, di una bellezza visionaria.

F.F. Cosa ha ispirato le sue musiche sacre?

Roberto Cacciapaglia:  La mia esperienza è molto legata alla musica sacra, sono partito dai testi  di varie tradizioni per poi togliere le parole e arrivare al suono puro. In questo modo la musica non ha più patria né frontiere. Ultimamente, ho lavorato con il corpo di ballo Arkè per un concerto al Teatro Carignano. La danza è energia che fa parte di noi, siamo fatti di movimento e pause, come la musica; abbiamo realizzato questo lavoro per entrare in sintonia con chi la ascolta, attraverso il suono e il movimento.

F.F. Riassumiamo le caratteristiche della  musica-linguaggio di Cacciapaglia…

Roberto Cacciapaglia: Quando cerchiamo di analizzare un’opera dal punto di vista della struttura, quest’operazione  diventa  vuota, arida, perchè si analizza solamente l'aspetto formale e non si tiene conto che l'architettura e l'emozione che la fa scaturire sono inseparabili. Per cui è difficile, se non impossibile, arrivare ad un'analisi che abbia un'utilità concreta se non si tiene conto di queste due forze che lavorano unite. L’architettura linguistica deve essere spontanea così come avviene, cioè non deve essere la mente che la forza. Il linguaggio, inteso come tale, invece, libera e si libera, non è schiavo di strutture. Arriva così anche l’improvvisazione, è una specie di excursus che dalla forma va alla non forma. Se andiamo a confrontare preghiere del 1100-1200-1300, ci accorgiamo che più il suono è “nudo”, tanto più si assomiglierà L’esigenza della preghiera è la medesima nei secoli, un uomo del 2000 pregherà come un suo antenato di quell’epoca. Questo linguaggio attraversa i secoli e rimane intatto nel tempo.