Esattamente una settimana fa Arjen Robben ha detto "basta" e dalla prossima stagione non lo vedremo più calcare i campi professionistici. Il forte attaccante olandese ha deciso di lasciare il calcio dopo l’addio con il Bayern Monaco, pensando che forse non era più il caso di continuare a giocare, e qualche giorno fa ha comunicato la sua decisione (“La più difficile delle mia vita”). Questo ragazzo di Bedum è stato uno dei calciatori olandesi più forti del nuovo millennio, ha vestito casacche importantissime nella sua carriera (Groningen, PSV, Chelsea, Real Madrid, Bayern Monaco) ed è stato uno degli uomini su cui ha fatto affidamento la nazionale oranje negli ultimi 15 anni. L’esplosione di Robben lo ha portato in pochissimo tempo dal Groningen al PSV, una delle squadre più importanti d’Olanda, e poi al Chelsea dove si è rivelato al grande pubblico. In Inghilterra spesso è stato accusato di essere un “solista” e dopo il passaggio a Madrid, sponda Real, è approdato al Bayern Monaco, dove avrebbe trovato il suo habitat.

Prima della sua definitiva affermazione Arjen ha dovuto lavorare molto e provare ad andare oltre i suoi limiti, tecnici e caratteriali, in un percorso che lo rende molto vicino ad un “eroe classico trasportato nella modernità” perché le prove da superare sono state molte, e molto dure, tra i tanti infortuni e le situazioni, più o meno difficili, che si sono verificate nel corso della sua carriera. L’approccio in terra tedesca è stato buono fin da subito e dopo un'annata incredibile con il Bayern l’esterno olandese disputò anche un grande Mondiale con la sua nazionale in Sudafrica ma l’errore a tu per tu con Casillas in finale lo ha toccato molto e in tanti gli hanno puntato il dito contro in maniera cattiva e pretestuosa.

La scalata di Robben per la definitiva affermazione sembrava compromessa definitivamente quando il calciatore oranje sbagliò un calcio di rigore importantissimo nella finale di Champions League 2011/2012 che il Bayern giocò nello stadio di casa contro il Chelsea: per i bavaresi era la seconda finale persa in tre anni e dopo quell’errore una frangia di tifosi lo contestò duramente.

Il 25 maggio del 2013 la squadra di Jupp Heynckes arrivò nuovamente all’ultimo atto della Champions e all’89’ ecco il lampo di Robben: controllo e tocco sottomisura che gli permise di scollarsi di dosso quel peso che ormai era diventato insopportabile. Il numero 10 mise la parola fine alla contesa con un ottimo Borussia Dortmund, regalando al Bayern Monaco la sua quinta Coppa dei Campioni, e nell'esultare fece intuire il suo malcontento alla tifoseria del Bayern per le critiche subite nel corso della stagione.

Nonostante da molti critici Arjen è stato sempre definito “l’uomo che ha fatto i goal tutti alla stessa maniera” bisogna ammettere che ci sono dei goal, come quello di Manchester nell’aprile del 2010 o quello alla Spagna al Mondiale del 2014 in Brasile, da stropicciarsi gli occhi. Certo, il marchio di fabbrica dei goal dell’olandese è inconfondibile (“Le Robben” o “Der Robben-move”) e c’è stata una generazione di terzini, o più in generale difensori, che sono andati spesso ko con la medesima giocata: a questo punto ci viene da pensare che fosse più merito suo che demerito di quelli che aveva di fronte. Quando riusciva a toccare il pallone in rapida successione, mandando il marcatore fuori tempo, o a effettuare la sterzata sul suo piede forte allora i portieri avversari dovevano solo sperare che il tiro non fosse preciso. Altrimenti non c’era nulla da fare.

Sempre per cercare di andare oltre il luogo comune su Robben non va tralasciata la velocità con cui l’olandese ha sempre seguito le sue giocate: la Fifa nel 2014 lo ha incoronato “calciatore più veloce del mondo” palla al piede dopo la rete durante la Coppa del Mondo alla Spagna. In quell’occasione il numero 11 oranje toccò i 37 km/h. Spaventoso.

Non è mai stato un grande uomo squadra, anzi spesso ha deciso giocate in base al suo bisogno e non di quello dei compagni ma aveva indiscutibilmente troppo talento per poter essere rimproverato o criticato due volte di fila. Probabilmente non sarà stato decisivo come altri calciatori nelle gare che contavano ma se tutti continuiamo a ricordare “Le Robben”, come chiamano i francesi il movimento a rientrare di Arjen, allora vuol dire che un segno è stato lasciato e stiamo parlando di uno dei calciatori  più influenti del nuovo millennio a livello mondiale.