C'è una macabra tecnica giornalistica chiamata "coccodrillo". Prima che un personaggio muore le agenzie, i quotidiani, le televisioni e i mezzi di diffusione hanno già il "pezzo" pronto da mandare, una volta deceduto l'agonizzante, per creare facili lacrime e bei ricordi.

Però cosa si scrive quando quella persona muore improvvisamente? Cosa si elabora quando un un uomo o una donna muoiono così cose se nulla fosse, perchè 50 euro di salvavita non sono stati spesi in un casolare nei pressi di Campobello di Licata? Non si scrive nulla, non si programma nulla; perchè quella persona ha 23 anni e come può morire un ragazzo a 23 anni? Difficile a credersi ma è così.

Giuseppe Gatì il 31 gennaio del 2009 ha abbandonato questo mondo, ucciso da morte bianca. Morte sul lavoro, prendendo il latte in un casolare. Infatti, non appena toccato il container contenente il latte è stato travolto da una scarica elettrica di enorme voltaggio, contenuta all'interno del recipiente e accumulatasi dopo la tempesta della notte prima.

Ecco, così è morto Giuseppe; ma gli onori della cronaca sono stati ampiamente concessi a tempo debito. Adesso cosa rimane? Un ricordo, rimane ciò-che-sarebbe-potuto-essere. In pratica nulla. Ci rimane il ricordo di un ragazzo che aveva in corpo tante di quelle idee da far invidia a un filosofo, un ragazzo che aveva nelle vene la voglia di fare che solo pochi fortunati vantano. Ci rimane l'immagine di un uomo che era convinto che quì, in Nord Africa, c'era ancora qualcosa da valorizzare. Prima di tutto l'azienda casearia del padre, seguita dalla politica, l'impegno civile, la lotta alla mafia e, strano ma vero, la legalità.

Rimane questo. Il semplice "c'era" perchè in effetti di tutto questo non "c'è" nulla e non ci sarà altro se non, per i nostalgici (amici e parenti), un monito continuo. Veicolato nel modo in cui solo un ragazzo può fare, prorompente. Perchè lui sapeva che "i "se" sono il marchio di fabbrica dei falliti" e "nella vita si diventa grandi "nonostante"". Questo l'ha sempre insegnato nella sua breve e folgorante esistenza, passata agli occhi della comunità campobellese come la cometa di Halley; veloce ma indimenticabile.

Ciao Giuseppe.

Gaetano Gatì (tuo cugino)