Lo guardo e mi piace. Pacato, non urlante – brutta mania di questa televisione di terzo millennio – e un modo di intervistare, secco, asciutto … essenziale.

E non è certo un male. Come male non è neppure il programma. Andrea Scanzi, penna sagace de Il Fatto Quotidiano debutta come conduttore. Lo fa sugli schermi de La3 TV (canale satellitare 143 , digitale terrestre 134) con "#REPUTESCION – Quanto vali su web?", che più che un programma è il primo esperimento televisivo che cerca di valutare, su base scientifica, la reputazione on line di un personaggio del mondo della politica, del giornalismo, della cultura, dello sport, ospite ogni lunedì alle ore 22.30 in studio. Il protagonista di ogni puntata si confronterà con tutto quello che dice di lui il web.

Ho pescato così per caso Scanzi mentre intervistava Selvaggia Lucarelli. E Nostra Signora del gossip nostrano, che con i suoi migliaia di followers alla rete deve molto, sembrava la “vittima” eccellente e più naturale di un programma che vede internet protagonista. Del resto è anche la conferma che la reputazione sul web è cosa seria. E se internet altro non è che un’enorme piazza, o villaggio globale, per usare la metafora cara a  Marshall McLuhan,come nel più piccolo dei borghi nostrani, basta una maldicenza a rovinare la reputazione.

Soltanto che le conseguenze della rivoluzione internettiana appaiono di gran lunga più preoccupanti di quelle messe in atto nel vicolo o nel quartiere.

Ogni cosa pubblicata in internet, infatti, assume immediatamente proporzioni enormi. Diventa gigante, proprio com’è gigante la rete. Chiunque, potenzialmente, e da qualsiasi punto del globo, può leggere o vedere qualsiasi cosa ci riguardi, e questo semplicemente andando a googlare il nostro nome sul motore di ricerca. Figuriamoci poi se si passa a commentare o condividere.

Tuttavia l’idea di #reputescion sembra anticipare (in piccolo) quello che a cui da un anno quei geniacci di Microsoft stanno lavorando: una ricerca relativa alla reputazione sul web e alle sue implicazioni sulla nostra vita privata e professionale.

Secondo certi esperti del settori sarà solo una questione di tempo (10-15 anni) ma poi si arriverà addirittura alla definizione di un punteggio che verrà utilizzato per valutare la nostra reputazione virtuale, quella che per intenderci noi stessi ci costruiamo ogni giorno frequentando le Rete.

E proprio questo punteggio è quello che Andrea Scanzi “regala” all’ospite di turno a fine intervista. Un vero parametro di riferimento, la summa di tutto quanto si dice di lui in modo positivo o negativo in rete.

Perché – parafrasando il capolavoro di Orson Welles, Quarto Potere – “è il web bellezza e tu non puoi farci niente”. Soprattutto di questi tempi.