Emozione. Gioia. Sorrisi e auguri al nuovo sindaco di Casal di Principe, Renato Natale. E permettetemelo di dirlo. Tanta, tantissima ipocrisia. E da parte mia anche un poco di rabbia dopo due anni. Non è il momento delle polemiche, ma devo sfogarmi.

Mettiamo indietro le lancette. Casal di Principe. Alle elezioni comunali 2012 il Pd, con il centrosinistra, decide di candidare Renato – da poco nominato commissario locale del partito dal Pd Campania – alle elezioni comunali. Liste pronte, gente pulita, sorrisi sgargianti. C’è la paura, come sempre, di perdere contro le “corazzate” della camorra, contro il voto sporco e comprato. Contro il grigiore che copre Terra di lavoro con la sua ombra di terrore, morti e soldi. E contro chi dice “non si può fare”.

Ricordo la prima volta a Casal di Principe. Con la mia auto per quelle strade, le foto e le immagini raccolte dai libri e dai giornali che immediatamente diventano carne e ossa, asfalto ed esperienze vissute. Inutile negarlo, da napoletano, cittadino del Sud e della Campania, sono arrivato in quella città anche qualche timore come capita sempre per le cose che non si conoscono e si sottovalutano. Certo la sottovalutazione di qualcosa che poi ti travolge e ti emoziona, qualcosa di bello.

Andai diverse volte a “Casale” per sostenere il progetto di Natale, a dare una mano, cercare di contribuire al riscatto innanzitutto sociale di una terra che non andava, non va e non andrà abbandonata.

Sembrava tutto pronto. Renato avviò la “macchina elettorale”, consultazioni con gli iscritti al partito, diverse iniziative per lanciare la candidatura, assemblee. Sembrava l’occasione giusta. Quella buona per ridare un segnale di speranza.

Poi la sorpresa. Il Ministro dell’Interno del governo Monti, Annamaria Cacellieri, decise di “sospendere la democrazia”. A liste presentate, a campagna elettorale iniziata andò tutto nel limbo. Comune sciolto per infiltrazioni camorristiche e voto rinviato. Le colpe dell’amministrazione uscente ricaddero su tutti e innanzitutto sui cittadini di Casal di Principe. Loro, colpevoli per lo Stato e inadatti a saper scegliere i propri amministratori. Loro che non potevano votare Renato Franco Natale sindaco, perché nonostante fossero state convocate le elezioni e l’amministrazione precedente, quella collusa, non era più in carica i casalesi non avevano il diritto di cambiare. Loro, gli additati, i figli di gomorra, i cancellati.

E poi il silenzio. La rabbia di pochi del Pd e quella di Renato, che addirittura per qualcuno non era manco più adatto a guidare il partito locale, da persone anche del suo stesso colore politico.

Si. La delusione di Renato e quella sui volti dei tanti ragazzi che non ne volevano sapere più della politica, del bene pubblico e della riscossa, dei miei nuovi amici con i quali sono ancora legato. Una terra e una città umiliata ancora una volta nel quasi silenzio assoluto. E la mia di rabbia.

Ora è bello esultare. Ma in quei giorni vi assicuro non era assolutamente facile capire quanto accadeva e il silenzio di molti era pesante e difficile da sopportare.

Oggi posso dire che la vittoria a Casal di Principe è innanzitutto quella del coraggio. Quella di riprendere il filo e a non mollare. A crederci nonostante tutto e tutti. È la vittoria di un modo di intendere i partiti e la politica. È la vittoria di chi ha fatto sempre battaglie contro la camorra e le ingiustizie, anche da solo. È la vittoria di una generazione, dei tanti giovani che ci credono e non hanno intenzione di mollare. E io non posso che commuovermi e ringraziare Renato per questa bella lezione di democrazia e partecipazione.

Però ora lasciamoli lavorare in pace.