Premetto di aver letto pochi libri di John Grisham, ma comunque un numero sufficiente per esprimere opinioni dal basso del mio status di umile lettrice. Il re dei torti è un libro uscito nel 2003, quindi ben quattordici anni fa quando, probabilmente, l'autore non aveva trovato la brillantezza che contraddistingue capolavori come Io confesso, L'ombra del Sicomoro, Fuga dal Natale. Anche se Il rapporto Pelican (1992) non manca certo di brillantezza. Mettiamola così, anche i migliori hanno i loro momenti ‘no'.

ALLARME SPOILER, siete avvisati.

Il re dei torti parla di un avvocato un po' sfigato che, venuto fuori dalla migliore Università di Legge, a 31 anni si ritrova a lavorare all'Ufficio del gratuito patrocinio di Washington. Clay Carter ha pochi amici, convive con un ex compagno d'Università ed è fidanzato con una ricca rampolla la cui famiglia lo snobba considerandolo un perdente. All'improvviso una figura losca (ma della quale lui si fida subito ciecamente) gli prospetta una fortuna inaudita non informandolo sui rischi delle cause collettive. Ma non solo: tale Pace gli chiede di speculare in borsa… e lui accetta senza fare domande. Diventa ricco, ricchissimo: ha case, jet privato, una modella come nuova fidanzata e chi più ne ha più ne metta. Poi un pestaggio e il tracollo (ma va?) a causa di una causa (ahah.) che sembrava un gioco da ragazzi persa malamente e la riscoperta dei valori e bla bla.

Cosa non mi è piaciuto di questo libro e cosa invece mi è piaciuto.

Iniziamo da quello che mi è piaciuto, così facciamo in fretta. John Grisham è un affabulatore, ma d'altronde è un ex avvocato. I suoi libri non annoiano e anche la storia più prevedibile riesce a sembrare interessante (con grande merito di chi si occupa delle traduzioni). Inoltre il libro mostra tanti aspetti legati all'avvocatura che a volte non ci si immagina. Per quello che non mi è piaciuto dovrei fare un elenco: cercherò tuttavia di essere breve visto che, in quanto ad affabulazione, non somiglio per nulla a Grisham.

Non mi è piaciuto il poco spessore dei personaggi. Il protagonista, privo di carattere e senza segni particolari, si fida di un tipo che non conosce e, sotto suo consiglio, fa causa a grandi colossi farmaceutici senza aver mai dibattuto una causa civile in tribunale, gioca sporco in borsa e non gli chiede nemmeno un numero di telefono; la fidanzata che prima lo bullizza insieme ai suoi genitori, poi decide di sposare un altro ricco rampollo, poi decide di farsi risentire quando Clay diventa ricco e resta con lui anche quando cade in rovina, una relazione senza soluzione di continuità: l lettore procede per supposizioni: forse stavano insieme da tanto, forse si amavano. Boh. Per non parlare di amici e collaboratori dello studio legale: a parte Paulette nessuno sembra avere un carattere ben definito. Ode alla modella che lo sfrutta per il denaro, il personaggio più tristemente vero e sensato di tutto l'ambaradan!

La trama è sin troppo prevedibile. Una storyline che lascia a desiderare, soprattutto per la sua prevedibilità. Non voglio svelare più di quanto già abbia fatto ma la facile fortuna che si trasforma in rovina e il lieto fine con la fidanzata storica è un epilogo che si può intuire tipo al secondo capitolo del libro.

Tuttavia è un libro che si legge in un baleno, scorre piacevolmente e il suo più grande pregio è che vorresti sempre voltare pagina per scoprire cosa accade dopo, anche se quello che accade dopo l'avevi già previsto una settimana prima.