Nell’immagine di copertina, come si vede, c’è proprio quella foto descritta da Luigi nel libro. Una foto che spiega, in realtà, il senso dell’opera. Il presente che si specchia con la realtà che, a sua volta, vede di fronte a sé il futuro. Racconti metropolitani sotto forma di diario. È l’originale idea dello studente palermitano di Scienze Biologiche Luigi Pio Carmina. La voce fuori campo, protagonista di questo libro è l’alterego dello scrittore, Luigi. Un giorno, un 26 marzo qualsiasi, si rende conto di essersi stufato della monotonia e dell’ipocrisia della sua vita quotidiana e decide di voltare pagina, di cambiare registro. Così, munito di un vecchio lettore cd e un sacco a pelo, Luigi parte. Direzione: una tipica stazione ferroviaria del Sud d’Italia.

La stazione, come in una rappresentazione teatrale di tutto rispetto, è lo scenario dove accadono episodi e avventure. Dalle manifestazioni agli scippi, dagli stupri alle riflessioni filosofiche. E l’unico ingrediente per la vita nel sacco a pelo di Luigi è: non avere pregiudizi. Dalla discriminazione razziale alle pene d’amore, dalle critiche al governo al futuro dei giovani. Sono tante le tematiche trattate e tanti i dilemmi, spunti di riflessione che l’autore lascia al lettore. «Il mondo è un continuo paradosso con la coscienza umana» sostiene lo scrittore.

Scappare dalla propria routine e lasciarsi dietro paure e scheletri nell’armadio, per trovarne altri, di altra tinta, di altro sapore. È quello che vive Luigi nella stazione dove trova l’amore e un amico fidato.