Due anni e mezzo fa ho deciso di trasferirmi a Londra. Non sono uno di quelli che ha lasciato l’Italia per necessità o disperazione. Io ho scelto di andare via. Terminata la laurea specialistica pensavo che 25 anni fossero l’età giusta, il limite estremo per lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare da zero, all’estero, come da molto tempo speravo di fare.

Nell’ultimo anno ho deciso di documentare la mia vita. Un video per ogni giorno, un secondo alla volta.

Raccontare l’emigrazione è un’attività complicata, se ne potrebbe parlare citando numeri e percentuali, consultando tabelle e documenti. Lascio tutto ciò ai fanatici dei “cervelli in fuga”, uno stereotipo stantio buono solo a sentirci superiori agli altri. Forse un giorno capiranno anche loro che questa definizione è ottusa e anacronistica.

Io sono un immigrato, ho lasciato un paese in rovina e ne ho scelto uno più ricco. Le lauree conseguite non mi rendono diverso dagli altri, non rappresentano più un asset. Un giorno faranno la differenza, ma una volta atterrati a Stansted siamo tutti uguali.

Ho conosciuto tanti ragazzi andati via dai loro paesi, e penso che in molti si riconosceranno in queste immagini. Londra è fatta anche di questo: cibi precotti riscaldati al microonde, fagioli Heinz mangiati direttamente in lattina, concerti e mostre, solitudine e sconforto. E lavori frustranti.

Io passo i miei weekend in una cucina di un sushi bar il cui solo odore mi nausea, ma a cui sono grato in fondo, e non solo per i soldi che mi procura, ma per la disciplina, la dedizione e l’abnegazione che ha instillato giorno dopo giorno e che so che, prima o poi, mi tornerà utile anche nella mia futura carriera.

L’Italia è sempre presente. Tutto viene vissuto a distanza di sicurezza, dove ogni evento ti colpisce in modo diverso, attraendoti e respingendoti. Ricordandoti perché sei andato via e perché, a volte, vorresti tornare.

Volevo fare della mia vita un capolavoro. Credo di avere preso quest’idea da un video di Teledurruti. L’idea che ogni confine era valicabile e ogni ambizione possibile. Poi ho sbattuto la faccia contro la realtà.

Ma continuo a provarci, e a provarci. E ancora a provarci.

Potete ingiuriarmi su Twitter se vi va.