Il 23 maggio 1992 avevo 7 anni, Lricordo i telegiornali, le facce spaesate dei miei genitori, il silenzio assordante della mia classe elementare. Non capivo bene cosa fosse accaduto e chi fosse quell'uomo con i baffi e quella voce rassicurante. Sapevo che si chiamava come me, Giovanni, e già questo mi bastava per sentirlo amico, vicino, simpatico.

Per me la parola MAFIA era simile a tante altre, una parola nuova da immagazzinare, ma non da associare, mi era indifferente, ma presente in maniera costante nell'aria. A scuola si iniziò a parlare tanto di mafia, di chi fossero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che lavoro facessero e per quale motivo erano stati uccisi in quel modo. Ricordo che mi chiedevo come mai una persona può arrivare ad ammazzare un'altra persona in quel modo.

Non siamo tutti uguali signora Maestra? Non apparteniamo allo stesso Dio, alla stessa Terra, alla stessa Nazione? Non potevano semplicemente parlare? Perché li hanno fatti saltare in aria? Perché? Che cosa avevano fatto? Non sono buoni? Non sono i cattivi che devono morire? 

Era fine maggio, la scuola stava per finire, le vacanze estive erano alle porte, tutto passò silenziosamente, la vita riprese il suo corso, i telegiornali ripresero a dare notizie d'attualità, di politica becera, i miei genitori ritornarono a sorridere, la mia classe si riempì di nuovo di grida e spiegazioni, io ripresi a giocare in camera mia, come se nulla fosse accaduto, tra i miei lego e tartarughe ninja, con mio fratello che sognava di essere Michelangelo e mangiarsi mille pizze alla faccia del Maestro Splinter, ed io Leonardo e difendere il bene.

Arrivò l'estate, il mare, i castelli di sabbia, i viaggi in macchina con i miei genitori e i nonni.

Tutto normale. Tutto sereno. Tutto come sempre.

Ventuno anni dopo, 2013, associo, anche troppo, immagazzino, anche troppo, comprendo, anche troppo, ma continuo a chiedermi, ogni volta che rivedo quell'uomo con i baffi e quella voce rassicurante, perché.

A 7 anni era tutto più facile, dimenticavi facilmente. A 28 anni è tutto più difficile perché non dimentichi più nulla.

Essere CAPACI di dimenticare? MAI.

Ciao Giovanni.