Esiste, nell'entroterra balcanico, un piccolo Stato. Nato poco tempo fa. Il suo nome è “Kosovo”. La sua storia recente inizia nel 1999 e si conferma nel 2008 quando dichiarandosi indipendente si conferma, ufficialmente, lo Stato più giovane d'Europa.

La storia del Kosovo porta dietro una serie di tragedie che molti possono benissimo ricordare. Un'escalation di violenze che ha visto bombardamenti ed efferata violenza negli ultimi anni del secolo scorso. Ma oggi? Oggi cos'è il Kosovo. Chi è questo piccolo Stato che con forza sta cercando la propria rinascita?

Il Kosovo è un lembo di terra abbarbicato sui Balcani, senza sbocco sul mare. Con confini così fortemente delineati tanto da essere erretti a simbolo della bandiera. Un frammento di terra con sopra sei stelle che indicano le minoranze presenti all'interno del territorio. La maggioranza della popolazione kosovara è musulmana e ad essa seguono le minoranze cristiane, in questo melting pot di culture, storie, tradizioni e religioni differenti.

Entrando nel territorio kosovaro, quasi esclusivamente in bus, poche sono infatti le tratte coperte da rete ferroviaria, è possibile intravedere – a perdita d'occhio – una distesa di boschi e colline. I quali caratterizzano questa zona regalando pendii verdi ed alberati con strade che si inerpicano all'interno del contesto morfologico. I bus che percorrono il territorio seguono, con pedissequa attenzione, i percorsi che la geografia costringe a seguire creano un andirivieni di curve da cui è possibile vedere l’incontro di foreste e vallate ed il brulicare dei boschi che circondano la capitale: Pristina

Pristina è una città che vive nella presenza di due eroi personali. Due genitori che hanno permesso la nascita della propria Nazione e che hanno concesso identità al territorio. Da un lato l'Albania, le cui bandiere sventolano all'interno dei negozi, delle boutique nonché sulle bancarelle e dall'altra gli Stati Uniti d'America, ricordati dalla Statua di Bill Clinton, nonché dal boulevard che prende il suo nome. Senza tralasciare una enorme bandiera a stelle e strisce che scende alle spalle della statua dell'ex presidente americano. Se da una parte l'aquila nera su sfondo rosso è una chiarificazione di provenienza culturale dall'altra i colori americani sono un ringraziamento, a futura memoria, per l'intervento militare avvenuto nel 1999.

Oggi Pristina, si è scrollata di dosso l'ombra della guerra. Essa si pone come una città giovane, con una voglia di rinascita che si manifesta in ogni angolo e in ogni evento che attraversa il cuore della città. Un dinamismo culturale cerca di ricordare che gli spettri della guerra appartengono ad un'epoca lontana. Ormai superata. Svetta sulle sue strade un propiziatorio "NEWBORN", per ricordare che tutto può essere superato. Che i dolori di vent'anni fa possono lasciare spazio ad un mondo nuovo, una nuova nascita che tende la mano alla multiculturalità, alla coesione, alla aggregazione.

Le strade del centro di Pristina possono essere considerate gli affluenti di Bulevardi Nënë Tereza (Boulevard Madre Teresa), che solca il centro città abbellito da locali, ostelli, bar, pannocchie arrostite e griglierie. Una passeggiata per il centro di questa città regala un andirivieni di odori e di sapori che mischiano carne sul fuoco, estremamente speziata, e pannocchie lasciate cuocere sopra piastre casalinghe in giro per le strade. Le bancarelle ai margini del corso ripropongono i loro ammennicoli che spaziano dalla bandiera nazionale al gagliardetto della vicina Albania. Percorrendo questa grossa strada ci si può avvicinare alla Biblioteca Nazionale. Un enorme complesso sormontato da cupole le quali ricordano quell’architettura araba che rimanda alla cultura preminente nella zona. Il complesso, circondato da una struttura in metallo, crea una sorta di groviglio quasi a voler proteggere il patrimonio culturale al suo interno. Quasi a voler mantenere quel "pescato di libri" all'interno di un’immaginaria rete che si attorciglia tra le mura di questa mascolina struttura.

Dall'altra parte invece si può percorrere il bazar, dove il mercato colora le strade della città vecchia dando un tocco ancora più orientale ad uno Stato a due passi dalla culla della civiltà cristiana. Minareti e moschee colorano l'intero territorio dando complessivamente l'impressione di star vivendo in un mondo da “Mille e una Notte”. I sogni d'Oriente continuano, nel corso della giornata, con le consuete chiamate del muezzin che avvisa con esatta precisione l'obbligo della preghiera islamica, 5 volte al giorno.

Ma è la sera che questa città si illumina di una luce non sua. Il tramonto spennella un rosso fuoco sui cieli di Pristina donando uno splendore che sta per cedere il passo ad una notte per lo più fresca ed arieggiata. Le temperature infatti si abbassano di diversi gradi. Volgere lo sguardo ad ovest è un obbligo. Una sfera incandescente brilla sui minareti, sui tetti, sulle facciate, sui vicoli e sulle auto scarburate che attraversano freneticamente questa città. Il tramonto kosovaro risulta essere un'attrazione straordinaria per chi, sorseggiando un caffè turco, si ritrova davanti lo spettacolo della natura. Il canto della preghiera, le volte e i minareti, le strutture orientali e il precipitare della notte coprono di magia questo mondo che è una perla di islam all'interno di uno scenario ortodosso.

Allora venite a Pristina, cogliete il senso del suo essere, del suo mescolarsi con i sapori e gli odori di un mix fatto di Oriente ed Occidente. State ad ascoltare il rumore di vecchie marmitte che sfrecciano tra strade capaci di offrire palazzi sventrati e nuove costruzioni. Pristina è l'esatto concetto di rinascita, coniuga all'interno della propria filosofia un passato da dimenticare con una voglia di rivalsa fatta di gentilezza, giovani, bar e pub dove tutto si mischia in quello spettacolo che prende il nome di: Pianeta Terra.