"La verità è che non eravamo pronti per vincere. C'è voglia di rinnovamento, ma deve essere un rinnovamento lungo. Quando saremo pronti vinceremo e vinceremo ancora, senza frammentare alle vittorie periodi bui e di silenzio". Parole sagge, quelle di Cesare Prandelli che, rammaricato per la sconfitta di ieri sera, prova a dare un senso a questo europeo. Un senso che, sinceramente parlando, già c'è: l'Italia è arrivata in Finale battendo qualsiasi pronostico. Dopo i pareggi durante il girone con Spagna e Croazia e la stentata vittoria contro l'Irlanda, nessuno si sarebbe aspettato che l'Italia potesse battere prima l'Inghilterra e poi la Germania, approdando così in finale. E sicuramente, neppure Prandelli se lo aspettava, tant'è che le varie formazioni schierate in campo – con ben poche variazioni durante il torneo – hanno fortemente inciso sulla prestazione degli azzurri di ieri sera.

Inutile nasconderselo: i nostri ragazzi erano stanchi, sia fisicamente che mentalmente. Ed è normale che lo fossero. Sei partite in poco meno di un mese, quando siamo in piena estate, non sono di certo un toccasana. Se a questo ci si aggiungono i vari acciacchi rimediati da Cassano e Chiellini, ed in più anche la sfortuna – vedasi l'infortunio rimediato da Thiago Motta dopo pochi minuti dall'ingresso in campo – la frittata è bella che servita. Difficile dire come sarebbe andato l'Europeo se Prandelli avesse schierato, di volta in volta, la formazione ideale per permettere ad alcuni azzurri di riposare. Saremmo giunti in finale? Avremmo sognato così tanto, sperato così tanto? Forse si, forse no. E' inutile piangere sul latte versato, così come è inutile dire che Prandelli avrebbe dovuto schierare la formazione "B", invece di quella titolare, poiché Chiellini e Cassano non erano assolutamente in condizione, poiché Marchisio non è stato in grado di giocare un solo pallone al centro del campo, poiché la difesa era completamente allo sbando, e quel "povero" Buffon non poteva di certo competere contro le scorribande spagnole in lungo ed in largo.

E credere che Di Natale dovesse obbligatoriamente segnare durante le pochissime occasioni avute a disposizione, è quasi una blasfemia. 45′ minuti durante i quali gli azzurri sono rimasti in 10 non basterebbero neppure per un miracolo, nelle condizioni in cui si era ieri sera. Allora si: Prandelli avrebbe dovuto schierare i vari Diamanti, Ogbonna, Borini, Nocerino e via discorrendo, poiché con la formazione di ieri sera, avremmo perso ugualmente – fortuna o sfortuna che ci fosse. Allora perché non dare spazio a quei giocatori freschi, riposati e sicuramente in condizione fisica, per far fare loro le ossa? Probabilmente non sarebbe finita 4-0. Il punto è che non lo sapremo mai.

Cosa resta? Un Europeo fuori dagli schemi, fuori da qualsiasi previsione. Un Europeo in cui gli azzurri ci hanno fatto dannare, sognare, sperare, urlare e piangere. Un Europeo vissuto con il fiato in gola, e con la speranza che dopo il 2-1 rifilato ai tedeschi, anche la Spagna potesse essere silurata con un pò di bravura mista a fortuna. No. Non è andata così, ma non è sicuramente un dramma. La cosa fondamentale è insistere con Prandelli, e dare più valore a questa Nazionale, permettendo che si alleni di più durante il corso dell'anno, così da oliare i meccanismi e concedere al CT qualche occasione in più per testare eventuali modifiche di formazione. Insomma: tutto da rifare. L'anno prossimo c'è la Confederation Cup. Potrebbe essere un buon inizio prima dei Mondiali 2014.