Gli attori Giuseppe Talarico e Serena Farnesi.
in foto: Gli attori Giuseppe Talarico e Serena Farnesi.

Il regista e autore teatrale Giuseppe Talarico è ritornato sulla scena dopo tre anni. Eravamo rimasti a "La Truffa", la commedia che aveva acceso di risate il teatro Agorà di Roma e invece ora è la volta di un'opera del tutto inaspettata e sui generis: si chiama Vita, Un viaggio in musica, spettacolo che nelle date del 12 e 18 aprile ha deliziato il pubblico dei teatri Garbatella e Flaiano, due tappe per un lungo, lunghissimo viaggio. E difatti l'ultima opera teatrale di Giuseppe Talarico è un percorso inedito di vita, le tappe della scena si scandiscono come le fermate di un treno, che ci accompagna dalla Nascita alla Vecchiaia e in mezzo a questi due estremi accade di tutto.

Non è una commedia, non è un musical, è Vita

Giuseppe, che non solo è regista e sceneggiatore di quest'opera, in qualità di attore informa subito il pubblico sulla natura del suo spettacolo: non è catalogabile. È un mix di generi miscelati ad arte. Si apre così la scena, con questa intrigante premessa. Immaginate un treno, sul quale ognuno di noi è a bordo, è il treno dell'esistenza, raccontato a teatro. Un'impresa che sembra quasi impossibile a dirsi, figuariamoci a farsi. Due ore e mezza per rivivere un viaggio lungo una vita con le sue tappe obbligate: Nascita, Infanzia, Evoluzione e Vecchiaia e, accanto a queste, ulteriori dimensioni in cui ci invischiamo volontariamente, come Approccio, Maternità, Consapevolezza, Tradimento, Omosessualità, Politica. Non deve essere stato facile scandire perfettamente il ritmo di uno spettacolo apparentemente lineare ma in realtà complicato, eppure la riuscita è stata perfettamente armoniosa.

Un cast affiatato in una recitazione coinvolgente

Grazie all'ottima recitazione non solo di Giuseppe, ma anche di Serena Farnesi, Claudio Boschi, Letizia Barone Ricciardelli, Vittorio Ciardo e Marzia Del Mastro, ultima arrivata nella Compagnia InControscena ma che ha già mostrato un certo talento, il pubblico è stato intrattenuto fra risate ed emozioni, esaltate spesso da bellissime canzoni, intonate dagli stessi interpreti, come "Avrai" di Claudio Baglioni che ha chiuso il monologo spontaneo e appassionante di Serena. L'attrice ha raccontato, facendo immedesimare il pubblico femminile e rubando diversi applausi, l'esperienza del parto, e di come "lo sconosciuto" che per mesi è nella pancia della mamma al momento della nascita diventi l'amore più grande del mondo.

Lo sketch più divertente: il tradimento

Gli attori Giuseppe Talarico e Claudio Boschi.
in foto: Gli attori Giuseppe Talarico e Claudio Boschi.

I protagonisti Giuseppe Talarico, Letizia Barone Ricciardelli e Claudio Boschi animano la scena con una comicità estrema e ritmi teatrali perfetti. Giuseppe si arrampica sugli specchi per giustificare alla moglie la notte trascorsa fuori inventando l'improbabile matrimonio del suo amico Claudio che guarda caso citofona a casa proprio alle 7 del mattino, l'orario in cui Giuseppe è appena rientrato. Segue un incalzante interrogatorio da parte di Letizia, scettica, incazzata e in vestaglia, che chiederà il resoconto del menù a entrambi per poi confrontarlo. Letizia ha una recitazione travolgente, inonda di simpatia, Claudio ha una recitazione pulita e intensa che ricorda il teatro di un tempo.

I grandi temi della vita raccontati con originalità

Parlare di matrimonio, maternità, tradimento o politica non è affatto semplice, sono i grandi temi della vita e tutto potrebbe sembrare già detto e scritto. Giuseppe è riuscito a dare a questi temi una prospettiva profonda e personale, in grado di lasciarti un senso di riflessione perché sappiamo bene che uno spettacolo lascia veramente il segno se a casa ci ripensi e questo è il caso. L'omosessualità è un tema affidato a Vittorio Ciardo, la cui caratteristica principale è una sorta di dolcezza nella recitazione, l'attore manifesta l'insofferenza della discriminazione, esprimendo la sua naturale, quasi ingenua, idea di normalità e suscitando nello spettatore sentimenti di spontantea tolleranza.

Gli ingredienti di Vita, un viaggio in musica

Lo spettacolo è carico di ritmo e colori che rendono l'impegnativo viaggio della vita instancabile. Sono tanti gli ingredienti miscelati ad arte, una caratteristica della regia di Giuseppe Talarico è arricchire e infittire la trama di tantissimi elementi, dai diversi dialetti, romanesco, napoletano con il bravissimo Claudio Boschi, sino al pungente monologo in calabrese dello stesso Giuseppe che ci restituisce una condizione scomoda della vecchiaia, quasi incomprensibile agli occhi altrui, intrisa di solitudine. La bellissima canzone di Renato Zero "Vecchio" restituisce a questa ultima tappa di "Vita" una profonda dolcezza.

Perché è uno spettacolo coraggioso

Portare a teatro una vita intera è un'impresa, si rischia di cadere nel banale e nella noia, Giuseppe Talarico è riuscito in un'operazione difficile, un vero e proprio esperimento, scrivendo un testo lungo e complesso e mettendolo in scena miscelandolo con canzoni e registri emotivi differenti ma sempre in sintonia. A conquistare il pubblico è stata proprio questa varietà di emozioni. La sensazione che resta è quella di una verità, raccontata senza ipocrisie, e quando il teatro ti racconta la verità, più che la finzione, diventa irresistibile.

Quante volte capita di riflettere sulla propria vita in un posto avvolgente come il teatro? Quasi mai. Giuseppe Talarico ci ha regalato questo istante in cui fermarsi a pensare e alla fine ti sorprendi ad apprezzarla questa vita che troppo spesso diamo per scontata.

Lo spettacolo ci ricorda che la vita è un grande regalo. È una festa.