Camorra senza Gomorra, senza le Vele sullo sfondo, senza un libro che descriva minuziosamente la faida tra i clan della zona. Eppure, quello che succede da anni a Napoli est è altrettanto grave. Le immagini di ragazzini con in mano pistole, gli agguati in pieno giorno in mezzo ai bambini, gli omicidi nemmeno 24 ore i maxi-blitz delle forze dell'ordine, ci raccontano di una parte della città dove non si vive più come in una metropoli occidentale. Piuttosto, sono dinamiche da favelas, da slum sudamericano. Il fatto che nel rione Conocal ci sia la statua di un enorme padre Pio a benedire le "stese" di killer che dà lì partono e lì tornano per le spedizioni di morte, la dice lunga sul fatto che ci troviamo in una City of God all'ombra del Vesuvio. Giovanni Savino da anni combatte contro la camorra di Barra. Ha strappato dalla strada decine di ragazzi con la cooperativa sociale Il Tappeto di Iqbal ed ha dato loro un lavoro, se pur tra mille difficoltà, come attori, circensi, musicisti e ballerini. Ed è proprio lui a scrivere le parole più giuste sul momento che vive la periferia est di Napoli.

Dopo 52 arresti ovvero 40 di barra e 12 di ponticelli e un morto in 24 ore è probabile escalation nelle prossime dovute a regolamento di conti sotterrati e pietre dalle scarpe da togliere è stato dichiarato "il nostro lo abbiamo fatto ora tocca alle istituzioni". Secondo me sarebbe un gesto interessante se entro 24 ore il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris con delega alla sicurezza, l assessore con delega alle periferie Ciro Borriello l'assessore alle politiche giovanili Alessandra Clemente l'assessore al welfare Gaeta la presidente della Municipalità Cozzino invitassero LORO le associazioni e realtà dal forte impegno e attivismo sociale che in questi anni hanno fatto da ammortizzatore, cuscinetto, si sono sostituite alle istituzioni locali in battaglie riconosciute a livello nazionale e internazionale e chiedessero scusa per le colpe e l'abbandono e la sordità e spesso All'inefficacia e inefficienza su questo territorio ( salvemini-campo rom-ville abbandonate-cimitero colerosi – assenza centri aggregativi – campetti di calcio distrutti – bipiani container amianto – assenza di un teatro aperto di sera – massimi livelli di dispersione scolastica- assenza educativa territoriale-servizi sociali inefficaci – etc etc ) così da poter chiedere a chi si affanna e non ai soliti vassalli come agire insieme??? Devo anche dire che a parte il tappeto di iqbal inlusio di barra, Terra Di Confine di ponticelli e Terra E Libertà di san giovanni e magrado molti punti divergenti ma includo Arcimovie e Ambiente Solidale non saprei chi chiamare su Barra e Ponticelli. Il 7 maggio saremo alla camera dei deputati mentre il 5 maggio arriva la tv olandese e poi quella francese. Mi piacerebbe per allora poter raccontare un'altra storia fatta di umiltà e riconoscimento degli errori gravi e di un forte cammino comune malgrado tre anni di vergognosa presunzione populismo e assenza totale di chi da queste parti ha raccolto consensi per la rivoluzione arancione e che a parte un inutile tavolo straordinario alla sicurezza del 2011 dopo il bacio padrino è stato grave LATITANTE!

Le forze dell'ordine hanno fatto piazza pulita con un maxi-blitz pochi giorni fa, hanno arrestato 40 esponenti del clan Cuccaro di Barra e 12 dei clan D'Amico e De Micco di Ponticelli – con base operativa nel Conocal. Dopo neanche 24 ore, si torna ad uccidere, proprio sotto quella statua di padre Pio.

Ricordo che il Conocal era un tempo il "terzo mondo" di Ponticelli. Qui c'era la miseria più nera, da qui venivano i killer peggiori, quelli che si compravano con un po' di cocaina e che facevano le cose peggiori. Un bubbone nero, ma sempre al soldo dei clan egemoni della periferia est. Prima con i Sarno, poi con i De Luca Bossa, infine con quelli di Barra. Poi, dopo gli arresti, è diventato il quartier generale della malavita dell'area orientale. Chi ha preso in mano il potere sono ragazzini, che girano armati come se dovessero fare la guerra.

Nel rione Conocal fu ucciso Antonio Minichini, rampollo dei De Luca Bossa, ed a cento metri da qui fu massacrata con sette colpi di pistola Anna De Luca Bossa. Un posto dove il sangue non ha mai cessato di scorrere, tra i palazzi di cemento di colore spento e le sterpaglie dei campi incolti ed inquinati. Napoli est, territorio di conquista, terra di confine. Far West, anzi Far East, dove si sommano gli interessi di camorra, speculatori edilizi, imprenditori senza scrupoli.

La mappa di Napoli est è suggestiva e contempla tutto quello che di marcio c'è in città. Cominciando da una zona industriale dove la maggior parte delle fabbriche sono chiuse, dove i suoli sono inquinati di idrocarburi che nessuno bonificherà mai, passando per i campi Rom superstiti alla furia dei pogrom del 2008, giungendo alle piazze di spaccio del Rione De Gasperi, del Lotto Zero e del Conocal. Scheletri di edilizia ovunque, cantieri senza fine, case popolari occupate militarmente dalle milizie della camorra. I Bipiani in amianto, dove ormai ci vivono soltanto immigrati, una piccola Castel Volturno sotto al Vesuvio. La tradizione popolare dei Gigli di Barra piegata alla camorra, lì dove boss in rolls royce venivano acclamati dalle folle in visibilio. Il sangue scorre ancora, soltanto un paio di settimane fa – mentre si votata per le primarie del primo partito d'Italia – una spedizione punitiva dei Mazzarella di Secondigliano aveva lasciato al suolo Gianmarco Lambiase di 21 anni. Ieri, a cadere sotto i colpi dei ragazzini dei D'Amico e De Micco, un contrabbandiere di 42 anni.

Vincenzo De Luca Bossa – nonostante il cognome – è uno dei ragazzi che danno speranza al quartiere. L'associazione Terra di Confine è una delle poche realtà sociali a Napoli est. Lui scrive su Facebook qualcosa di molto vero e molto triste, perché questa è una periferia bambina che ha solo bisogno di attirare l'attenzione:

Neanche il tempo di condividere l'articolo sulla sparatoria di oggi a Ponticelli che ne fanno un'altra stasera. Il Papa doveva venire qua, invece che nella rinomata Scampia. Forse sparano ogni 12 ore per attirare l'attenzione…

Altre associazioni, come Sos Impresa, hanno lanciato un appello alle realtà del territorio. Anna Ferrara, responsabile antiracket per il Comune di Napoli, si rivolge al "variegato e complesso mondo dell’associazionismo anticamorra" chiedendo che "si unisca compatto intorno ad un progetto di riscatto popolare e di massa che metta, al centro dell’impegno di tutti, il coraggio e la forza di fare fronte comune contro la paura e l’omertà terreno di coltura della camorra e della violenza nelle nostre strade".